Mascherine: obbligo o dovere civico in Alto Adige?

 

BOLZANO. Doveva servire a fare chiarezza rispondendo a tante domande della stampa (e della popolazione ovviamente), la conferenza stampa di questo pomeriggio del presidente provinciale Arno Kompatscher. All’ordine del giorno infatti, oltre al consueto bollettino con i dati su contagi, ricoverati e deceduti, c’erano solo svariate questioni ferme da qualche giorno.

Bene: in diversi casi, l’ordinanza n. 16 firmata da Kompatscher per recepire quella emanata ieri dal premier Conte e per chiarire alcuni aspetti “locali”, giunta in prima serata, contraddice o non chiarisce quanto detto tre ore prima dal Landeshauptmann. Ecco il primo caso.
MASCHERINE: OBBLIGO O DOVERE CIVICO?. Alla domanda se la Provincia stia pensando di introdurre l’obbligo generale di portare le mascherine, Kompatscher risponde letteralmente: “Non è un obbligo generale portare le mascherine, è un dovere civico coprirsi naso e bocca quando ci si avvicina ad altre persone. Non è la stessa cosa. Anche perché non potremmo fornire le mascherine a tutte le persone e quindi sarebbe un po’ strano dichiararlo un obbligo… Forniremo ulteriori scaldacollo alla popolazione tramite i negozi alimentari distribuiti dalla protezione civile”.




Chiaro no? Si tratta solo di un invito è coprirsi naso e bocca quando ci si trova vicino ad altre persone, giammai un obbligo bensì un puro dovere di bravo cittadino. Anche perché, puntualizza il governatore, sarebbe assurdo imporre un obbligo che noi per primi non possiamo far rispettare, perché non è possibile dotare di mascherine l’intera popolazione altoatesina.
Bene, poi arriva l’ordinanza e si legge che il presidente della Provincia “ordina a tutta la popolazione, quale segno di rispetto verso il prossimo e la collettività, di coprire naso e bocca con mezzi protettivi idonei quando ci si reca fuori dall’abitazione e nei rapporti sociali consentiti”.
Quindi altro che scaldacollo da alzare quando “ci si avvicina ad altre persone”, come aveva detto Kompatscher in conferenza stampa: adesso si dice che bisogna essere imbavagliati non appena si varca l’uscio di casa. Pare di rivivere il pasticcio dell’ordinanza sulle seconde case, in cui inizialmente si ordinava e in un secondo tempo si consigliava. Qui invece sembra sia accaduto il contrario. Da notare tra l’altro che il mancato rispetto dell’obbligo non comporterà alcuna sanzione. Ora, a prescindere dall’utilità o meno di scaldacollo e simili, è incredibile come si riesca a fare confusione anche con le cose più banali.




UNA CONTRADDIZIONE IN MENO. Per una contraddizione che viene, ce n’è almeno una che se ne va. Ma solo dopo parecchi giorni e su segnalazione esterna. Fino a oggi pomeriggio, sul sito della Provincia dedicato al Covid-19, nel materiale informativo e in particolare nel poster chiamato “10 comportamenti da seguire”, si leggeva ancora oggi questo consiglio: “Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o assisti persone malate”. Come mai allora, abbiamo chiesto al presidente provinciale in conferenza stampa, si insiste ancora sulle protezioni tipo scaldacollo, che peraltro a detta di molti addetti ai lavori servono poco o nulla? La risposta di Kompatscher: “Questo consiglio era stato dato inizialmente seguendo le indicazioni iniziali dell’OMS e tra l’altro riguardava le mascherine. Nel frattempo studi di ricercatori internazionali e istituti di ricerca rinomati dicono un’altra cosa. Anche l’OMS ha voluto rivalutare la questione, anche se non ha ancora cambiato la sua posizione. Grazie a questo suggerimento adesso provvederemo a cambiare il sito”. E infatti il poster è scomparso.

Paolo Florio