Ma è vero che gli immigrati ci pagheranno le pensioni?

Boeri, pensioni e matematica

Ma è vero che gli immigrati pagano la pensione agli italiani? L’ ex presidente dell’Inps, Tito Boeri, lo ripete da un paio d’anni. Facciamo due conti…

Sintetizziamo il Boeri pensiero

L’immigrazione sarebbe una manna per l’Inps, senza la quale non si garantirebbero le pensioni degli italiani, descritti come il popolo, un po’ eletto,a cui terzi pagano le pensioni. A questo concetto la ciliegina del Boeri pensiero più volte enunciata, con la solita enfasi : “gli immigrati svolgono lavori che gli italiani non vogliono fare”. Il disoccupato italiano medio con questa doppietta rischia le coronarie ma a Boeri non interessa, anzi rincara “poca natalità, senza immigrazione chi lavora?”.

Ma oltre le sparate mediatiche, bisogna da di conto…

Procediamo :

“Gli immigrati ci pagano la pensione”

Allo “stato attuale” la fotografia del paese, secondo i dati Istat, dice che sono 5 milioni i cittadini stranieri, l’8,3 per cento della popolazione: di questi, gli occupati ricoprono prevalentemente posizioni non qualificate e solo la metà possiede un diploma, mentre uno su dieci ha un titolo universitario. Questi dati, aggiunti a quelli del ministero economico ci dicono che l’immigrazione è attualmente un costo per lo Stato. Vale la pena ricordare che l’immigrazione è per sua natura un investimento ma lo diventa in modelli virtuosi come quello tedesco, ma da noi molto spesso gli immigrati sono occupati prevalentemente nella manovalanza a basso prezzo, spesso sfruttati da persone prive di scrupoli che li fa lavorare in nero e senza tutele. Questo produce abbassamento dello standard lavorativo e di salario per tutti. A questo circolo vizioso s’aggiunge l’ovvio quanto conseguente : “gli italiani certi lavori non li fanno più”, ma chi si mette a lavorare, a certe cifre, in nero, senza diritti? Ma analizziamo con ordine e chiarezza. In Italia contiamo 1,38 persone attive per ogni pensionato, un dato basso che corrisponde ad un tasso d’ occupazione pari al 61,6 per cento, contro una media europea del 70 per cento. L’obiettivo è portare il rapporto tra lavoratori e pensionati a 1,5, con 24 milioni di impiegati e 16 milioni di pensionati. Al 2038, secondo gli impegni presi a Lisbona dall’Italia, il target è di avere un tasso di occupazione all’80 per cento”. C’è quindi un margine interno di stabilizzazione del sistema, indipendente dai migranti che arriveranno, dato non smentibile. Inoltre con il 71,7 per cento di uomini e il 51,6 per cento di donne occupati e gli obiettivi posti a Lisbona, siamo sicuri servano decine di migliaia d’immigrati come dice Boeri? La risposta è no (lo dice chiaramente Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, non proprio l’ultimo…)

 

“Gli italiani non fanno figli…”

Abbiamo un problema, è vero, si chiama “crollo del tasso di natalità” con l’aumento dell’età media in cui si diventa genitori. Un dramma? Certo ma bisogna investire. Come? Servono politiche di sostegno alla maternità ed alla paternità, con interventi organici che non si riducano a semplici bonus, insomma una coppia il figlio od i figli deve mantenerli senza strozzarsi. Vanno create vere condizioni per le famiglie. Nel frattempo val bene azzerare anche l’ultima teoria di Boeri, ovvero la non verificata tesi dei famosi 38 miliardi in prospettiva generati da occupati stranieri. Il primo dato, accoglienza pura, costo 5 miliardi (stimateli e moltiplicateli quindi e tenetevi a mente il risultato). A questo aggiungete le spese per sostenere l’immigrazione che si è ormai stabilizzata. Iniziamo dalla spesa sanitaria, circa 9 miliardi di euro annui, (dati Istat) considerando una spesa pro capite di 1.830 euro per 5 milioni di cittadini stranieri. Poi aggiungiamo l’istruzione (con annessi progetti, mediatori etc.), alle prestazioni sociali in generale, ed ai sussidi per le abitazioni. Totale? Sono circa 5 miliardi annui più i 5 di prima, totale 10 miliardi annui più o meno. Questo dato lo moltiplicate per dieci (nonostante Boeri stimasse a venti) ed otterrete 100 miliardi, a questo sottraete 38. 68 miliardi d’euro e otterrete quanto costa il “pacchetto immigrazione” all’Italia nei prossimi 10 anni, con stime al ribasso. Sono soldi che non tornano indietro dalle tasse o dai contributi che gli stranieri versano. La teoria (perché di questo si tratta) di Boeri è persa in partenza, la matematica non mente.

Ragionamento puramente teorico, non sostenibile

Sappiamo, dal DEF, che i costi puri alla voce immigrazione (parliamo di sbarcati sulle coste) sono superiori alla vecchia IMU prima casa: circa 5 miliardi di euro l’anno. E già qui, se togliamo solo questo dato annualmente al conto di Boeri, il sistema salta, perché vi sarebbe un rosso di quasi 100 miliardi (5 miliardi l’anno fino al 2040, sempre seguendo l’obiettivo di Lisbona meno i presunti versamenti attivi di 38 miliardi). Non è possibile non calcolare questa cifra e soprattutto secondo un dato di Repubblica, ciò che quell’ 8% porta in termini di risorse ammonta a 1,5 miliardi di euro annui. Questo il beneficio in termini reali per le casse dell’italia dei circa 5 milioni 186 mila immigrati regolari.
Dunque se la spesa pensionistica annuale ammonta a 270 miliardi (dati Inps) per il un anno come il 2013. Una tesi non sostenibile.

Marco Pugliese