Lupi ed orsi, Alto Adige e Trentino chiedono più libertà di prelievo ed abbattimento

BOLZANO. La Provincia di Bolzano e quella di Trento ci riprovano a strutturare una gestione coordinata tra territori dei grandi carnivori. Nello specifico lupo ed orso. Dopo le difficoltà, soprattutto trentine, nel controllo dei plantigradi le due amministrazioni hanno elaborato nuove linee guida in un documento inviato ad Ispra per acquisire il necessario parere. L’obiettivo è quello di avere le mani più libere per quanto riguarda il prelievo, la cattura e l’uccisione di lupi ed orsi qualora non siano percorribili altre strade e nel caso non sia in pericolo la sopravvivenza della specie (secondo quelle che sono le direttive Habitat). Il mirino, nemmeno troppo nascosto, è puntato sulle possibili interferenze del Ministero (o dell’Europa) rivendicando un’autonomia concreta oltre che formale. Sostanzialmente una maggiore possibilità di abbattimento.

L’assessore provinciale competente per l’agricoltura e le foreste Arnold Schuler spiega la scelta ponendosi al fianco dei contadini. “Solo così possiamo intervenire per tutelare la piccola agricoltura di montagna che svolge un prezioso lavoro di manutenzione e corre dei rischi con forti disagi legati alla presenza dei grandi carnivori”. In sostanza orsi e lupi sono un pericolo per gli agricoltori. Una posizione condivisa dalla omologa trentina Giulia Zanotelli: “E’ l’unico modo per intervenire con tempestività qualora qualche esemplare assuma comportamenti problematici”. Inevitabile il pensiero torni alla zoppicante gestione trentina dei casi M49 “Papillon” e JJ4. Senza tornare fino alla complicatissima vicenda di Danica con l’amministrazione trentina precedente.

Va precisato che il parere di Ispra atteso dalle Province, in realtà, è obbligatorio ma non vincolante. Serve sostanzialmente a dare una copertura scientifica alle linee guida garantendo la protezione delle specie. Ogni condotta in deroga al documento, comunque, va rendicontato dalle amministrazioni provinciali ad Ispra. Cosa contengono le linee guida? Affrontano le azioni di conservazione e gestione ma predispongono anche i protocolli per affrontare gli esemplari confidenti o dannosi. L’obiettivo è tutelare prima la specie del singolo in un’ottica di compatibilità con le attività umane. Tradotto: maggiore libertà di eliminare (in senso fisico o lato) gli esemplari che siano troppo problematici. Rispetto al passato, tuttavia, si cercherà di prevedere una casistica più ampia nei protocolli di applicazione in modo da farsi trovare meno impreparati di fronte ad episodi di difficile gestione.

Alan Conti

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