L’anello di fidanzamento: una tradizione che affonda le sue radici nell’Antica Roma

BOLZANO. Sapevi che una donna guarda mediamente il suo anello di fidanzamento più di un milione di volte nell’arco della sua vita?

Simbolo dell’amore per eccellenza è quel gioiello che ti dice subito ”per sempre”. Ma facciamo un passo indietro per capire da quando e perché è nata l’usanza di regalare un anello come promessa di matrimonio. Si sostiene siano stati stati gli Egizi ad “inventare” l’anello di fidanzamento, ma in realtà si può tracciare la sua storia con certezza solo a partire dall’Antica Roma. Aulo Gellio, nella sua opera Noctes Atticae (175-179), diffuse la notizia che l’anulare sinistro contenesse la Vena Amoris, una vena che collegava direttamente il cuore all’anulare sinistro. In ragione di questo gli anelli che venivano donati alle future spose, uno di ferro (da portare in casa) e uno d’oro (da portare in pubblico), si portavano proprio all’anulare sinistro.

L’utilizzo del diamante entra in scena molto più avanti, era il 1477, quando l’Arciduca Massimiliano D’Austria donò a Maria di Borgonga un anello in oro giallo con incastonato un enorme diamante come promessa di eterno amore. Non è solo la storia, tuttavia, a spingerci verso la scelta di questo particolare modello perché la sua origine etimologica ci racconta già molto. La parola diamante deriva dal greco “Adamas” che significa indomabile e invincibile, proprio per le caratteristiche della lucente pietra più dura e resistente al mondo, così come deve essere l’amore.



Ma come in tutte le cose non esistono regole imprescindibili: l’anello di fidanzamento deve in realtà rispecchiare i gusti di chi lo indosserà. Del resto anche il Principe William donò alla sua Kate un anello con un grande zaffiro blu circondato da diamanti bianchi. L’importante è che l’anello sia formato da pietre che durino nel tempo. Il mio suggerimento è di scegliere un gioiello di dimensioni minori ma con pietre vere e di qualità, in modo che durino davvero in eterno.

Un paio di consigli: gli antichi romani alle loro compagne ne donavano uno in ferro e uno in oro ma quello in ferro non si usa più e quello d’oro andrebbe tolto una volta entrati in casa per evitare che venga danneggiato o graffiato. Meglio, inoltre, portarlo una volta l’anno a far controllare e lucidare: l’oro è un materiale duttile quindi soggetto ad usura del tempo che va controllata e corretta.

 

Elena Bonaldi

Gioielleria Bonaldi

Foto Solitario Montatura Valentino Yukiko