La variante giapponese e quel rischio di loop da Covid 19

BOLZANO. L’errore di fondo nel 2020 è stato banale: arrivare in ritardo. Da qui balziamo al 2003 e pensiamo alla gestione della Sars. Fu il nostro Carlo Urbani a capire prima di tutti quanto fosse pericoloso il virus, il mondo s’attrezzò per tempo e la diffusione di fatto fu bloccata. Parliamo di Sars, ovvero di Sars-Cov-1, ovvero di un virus quasi speculare al Sars-Cov-2, la Covid-19 che tanto ci ha modificato lo stile di vita e l’approccio al futuro. Nel 2003 solo quattro i contagi registrati in Italia, il sistema di prevenzione mondiale funzionò. 
Nel 2003 in molti ambienti non furono escluse misure non tanto dissimili da quelle odierne ma fu tutto scongiurato grazie alla prontezza di riflessi del genere umano d’allora. La Cina fu subito messa all’angolo e gli Usa di Bush Jr vollero vederci chiaro, nonostante fossero impegnati in Iraq. L’Europa non impiegò molto ad accodarsi. I media descrissero la malattia senza fronzoli, giudicandola pericolosa e la comunità scientifica compatta fece intendere d’anticipare.
La maggioranza della popolazione non colse nemmeno esattamente cosa stesse accadendo. Carlo Urbani con il suo appello di fatto sensibilizzò l’opinione pubblica mondiale, soprattutto quella occidentale che non si fece pregare per intervenire drasticamente.



La Cina nel 2003 fu costretta a collaborare, nel 2020 fu invece Pechino a condizionare l’Oms. Oltre a ciò mentre il virus  era classificato come” coronavirus 2 da sindrome respiratoria acuta grave” in Occidente si parlava d’influenza. Una strategia pessima, ma funzionale alla potenza cinese, paese in cui l’approccio al virus non contempla opposizione. Ora nel 2021 abbiamo il Giappone alle prese con una nuova variante, resistente (pare) a vaccini e monoclonali. Abbiamo nel mentre il professor  Renato Burioni (che senza evidenze scientifiche e test sotto mano) a mezzo stampa dichiara che i vaccini reggono ed allo stesso il professor Massimo Galli che invece invita al monitoraggio ed alla prudenza, in pratica in antitesi.
Il Giappone è in ritardo (e colossale) con il piano vaccinale ma preme per portare a casa il pacchetto olimpico e quindi rischia d’imitare la Cina: la notizia della variante è del 19 febbraio ma ha “preso coscienza” in Occidente nelle ultime 48 ore, potrebbe essere tardi, visto che vari casi si registrano in Austria e Stati Uniti. Questi pasticci rendono inutili i modelli previsionali e lasciano nel limbo le autorità sanitarie che rischiano d’applicare protocolli già obsoleti.



Il problema del 2021? Governi deboli e destabilizzati (tranne la Cina ) e l’assenza d’ un Carlo Urbani, medico che si prese la responsabilità di fare certe dichiarazioni, senza show o atteggiamenti particolari da salotto televisivo. Tutto ciò è mancato nel 2020, con la comunità scientifica non coesa e molte dichiarazioni contrastanti e fuorvianti. Oltre a ciò l’Oms a guida cinese non ha aiutato, di fatto marciando pro Dragone ma spesso rilasciando dichiarazioni in antitesi da parte di “pezzi” non allineati. Il problema quindi, è più complesso della variante, si rischia un loop infinito in cui si ripetono sempre i medesimi errori. In mezzo una popolazione allo stremo.
Marco Pugliese

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