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Negozi deserti, Ipes  chiama Provincia e associazioni: “Apriamo subito un tavolo”

La punta dell’iceberg attuale di Bolzano è via Milano. Dalla libreria Librarsi al negozio di biciclette “Ruotalibera” (per tutti Zago) passando per la sartoria. Tutte serrande che si abbassano lasciando spazi vuoti che sono iniezioni di nostalgia ma anche preoccupanti vuoti sul futuro. Il negozio di vicinato non è solo storia ma anche futuro inteso come socialità, presidio e avamposto di sicurezza. Il filo rosso di queste tre attività è l’IPES: tutte, infatti, sono locate presso spazi di proprietà dell’Istituto. Ingenti le cifre d’affitto riportate dagli stessi commercianti: 1.700 euro al mese per Ruotalibera, 900 euro al mese per la sartoria e 800 euro al mese per Librarsi. Tutti soldi che prendono la strada dell’IPES. Una situazione che porta istintivamente (noi per primi) a richiamare l’Istituto al suo ruolo sociale dando una mano a quella (poca) imprenditoria che sarebbe disposta a subentrare ma che non può pensare di competere con questo fardello di costi. La disponibilità della presidente di Ipes Francesca Tosolini, però, ci permette di capire meglio la situazione e di tratteggiare una possibile via d’uscita per aiutare davvero il commercio di quartiere.

“La prima precisazione da fare è di tipo tecnico-normativo. La funzione sociale di IPES si limita al segmento degli alloggi ma non riguarda le locazioni commerciali. Questo per indirizzo politico e tecnico”

Significa che i negozi sfuggono alla logica di una politica di incentivo sociale?

“Significa che al momento IPES è obbligata a seguire dei percorsi precisi per assegnare questi affitti. Va istituita, infatti, una gara d’assegnazione che abbia come base d’asta una valutazione fatta dall’Ufficio Estimo della Provincia di Bolzano. L’amministrazione procede secondo una logica di mercato comparando le valutazioni di immobili limitrofi e arrivando a una cifra che è competitiva in quell’ottica. Solo in caso di asta deserta si può pensare all’assegnazione diretta tramite trattativa ma l’inquadramento normativo ci impone di ragionare in ottica di player di mercato e non di servizio sociale. Questo, purtroppo, la gente non lo sa e giustamente si aspetterebbe da noi prezzi molto più bassi e calmierati in nome di una missione che, però, formalmente non abbiamo nell’ambito commerciale”

Quindi non si può fare nulla?

“No, affatto, possiamo lavorare per migliorare. IPES sarebbe molto contenta di aprire un tavolo di confronto con Provincia e associazioni di categoria per capire in che modo operare per venire incontro alla funzione sociale che i negozi di vicinato hanno anche oggi. Forse ancora di più che in passato di fronte a trend di desertificazione che sono generali e dettati da macro meccanismi economici più grandi di noi. Ci rendiamo perfettamente conto che i negozi siano una componente molto importante della socialità e del senso di comunità che costruiamo, stimoliamo e difendiamo anche all’interno dei nostri rioni. Nessuno desidera dei dormitori né c’è l’intenzione di lucrare su questo segmento, anche perché avrebbe comunque poco senso con i negozi vuoti senza affittuari. E’ nostra intenzione fare qualcosa per essere d’aiuto ma ci vuole una sinergia d’intenti che non dipende solo da noi”

Fissiamo un primo passo concreto.

“Parlerò certamente di questo tema nel prossimo consiglio d’amministrazione. Vogliamo affrontarlo con grande attenzione. Sono, inoltre, pronta e felice di aprire velocemente un gruppo di lavoro per arrivare a soluzioni che possano essere utili”.

Alan Conti

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