I dieci anni dal trapianto di Ale Polì diventano un dono per Admo Alto Adige

BOLZANO. Dieci anni con vista sul futuro. Ieri è stato un giorno molto speciale per Alessandro Polì ed Emanuela Imprescia. La storia del piccolo Ale, salvato da una donazione di midollo osseo, coinvolse tutta la città con affetto e fu una sfida vinta. Il 3 maggio 2011, infatti, è il giorno in cui per Alessandro si spalancarono le porte di una vita nuova grazie alla generosità di una ragazza straniera. Una gemella genetica. Oggi Polì è un ventenne studente universitario alla Facoltà di Informatica di Venezia e ha deciso di impegnarsi in prima persona in veste ufficiale nell’Admo svolgendo il servizio civile volontario. “E’ emozionante – spiega Imprescia di Admo Alto Adige è anche presidente – pensare che inizierà il suo servizio in concomitanza con la ricorrenza del decennale. Ovviamente non sono stata io a valutare la sua domanda ma, di certo e per ovvi motivi, ha molto entusiasmo e conosce benissimo la materia. Lui e i suoi colleghi si occuperanno di migliorare la comunicazione dell’associazione sfruttando sempre meglio le nuove tecnologie. E’ anche un modo per restituire parte dell’immenso regalo che abbiamo ricevuto. Enorme”.



Il momento è complicato anche per Admo. “Purtroppo il concetto più difficile da ribadire è che, nonostante il Covid, ci sono molte altre situazioni difficili che non si sono mai fermate. Ci sono persone per cui la didattica a distanza, la mascherina o l’igienizzazione delle mani sono la normalità quotidiana da tutta la vita, non da un anno e mezzo. Alessandro, per esempio, ha fatto due anni di didattica a distanza quando ancora nemmeno esistevano le applicazioni per farla eppure non ha mai perso un anno. Non dobbiamo farci travolgere dal momento difficile e continuare a vivere. La vita è anche attenzione verso tutte le situazioni delicate. E’ comunque comprensibile, che in un momento dove le persone sono molto preoccupate dal proprio stato di salute o di quello dei famigliari, vi sia una flessione di interesse per le donazioni”. Proviamo a quantificarlo. “A livello nazionale abbiamo una flessione del 50% delle tipizzazioni ed in Alto Adige siamo sugli stessi livelli. Quello che colpisce me, però, non  è la metà che manca ma quella che ha deciso di venire ugualmente nonostante le mille difficoltà della pandemia. Significa che il pensiero di rendersi disponibili sta diventando un prezioso automatismo. Teniamo conto che, in questi mesi, non abbiamo potuto entrare nelle scuole (ed il bacino dei diciottenni è per noi determinante) né organizzare eventi di piazza. Non solo, quest’anno siamo riusciti ad arrivare a sette donazioni complete che è un grande risultato per una realtà piccola come l’Alto Adige dove la media è di circa tre o quattro annuali. Quasi tutti i donatori effettivi sono  ragazzi molto giovani e alcuni hanno deciso di andare fino in fondo proprio nei mesi più critici della pandemia”. La chiusura delle frontiere, invece, rappresenta un ostacolo ulteriore. “Prima dell’epidemia un malato aveva una possibilità su 100.000 di trovare un donatore compatibile. Con le chiusure diventa necessario basarsi solo sul registro nazionale (e poco altro) restringendo inevitabilmente questa speranza già piccola. Contiamo di tornare presto a ragionare su scala internazionale”.

Pronto, infine, il progetto per l’estate. “Porteremo una macchina da rally nei centri altoatesini dove è possibile fare la tipizzazione. Per noi è molto importante riuscire a diventare capillari anche nelle zone più rurali dell’Alto Adige perché Admo, ovviamente, non ha alcun confine geografico, culturale o linguistico”.

Alan Conti


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