Hikikomori, la prima ricerca con interviste capillari: “Dobbiamo parlarne, emergenza presente”

Nonostante un nome che richiama altre latitudini gli hikikomori sono un fenomeno sociale molto presente anche in Alto Adige. A metterlo in primo piano è stata l’associazione La Strada Der Weg con un convegno dedicato ieri mattina nella nuova sede di via Visitazione a Bolzano. Un appuntamento organizzato assieme al Crais, coordinamento delle strutture socio-pedagogiche della Provincia.

Gli hikikomori sono soggetti che arrivano a maturare l’idea di non essere idonei a stare nella società mantenendo come unica soluzione il rinchiudersi nella propria stanza. In italiano viene definito più tecnicamente “ritiro sociale”. Un fenomeno che è stato studiato a fondo nel territorio con decine di interviste realizzate tra la primavera e l’estate scorsa da parte di un team che ieri ha relazionato su quanto ottenuto. “Per ora è la prima e unica ricerca del ritiro sociologico in Alto Adige” spiega il responsabile Francesco Campana. “Abbiamo risposto al dovere di analizzare un fenomeno che è stato enfatizzato ed acuito dalla pandemia. È stata una ricerca durata un anno nel suo complesso e che ha raccolto l’entusiasmo di operatori e persone direttamente coinvolte. Al momento le stime quantitative e numeriche sono complesse da fare ma sono la nostra prossima sfida”.

A delineare un profilo generale dei soggetti maggiormente a rischio ci pena la ricercatrice Federica Dalla Pria: “Spesso lo abbiamo riscontrato in famiglie monogenitoriali in seguito a separazioni o lutti con difficoltà relazionali. A volte manca la capacità di accettare il fallimento o le crisi. La scuola può diventare una concausa ambientale nelle difficoltà relazionali creando ansie e paura dello sguardo degli altri. Si producono ferite narcisistiche che possono essere acuite da un carattere timido o chiuso arrivando anche alla separazione sociale”.

Attenzione, però, a gestire le situazioni con precipitazione. “Spesso sui social si legge di tirarli fuori a calci da casa oppure staccare internet. Sono tutte soluzioni che non portano a niente. Anzi, possono innescare reazioni ancora più gravi. Bisogna avere pazienza e andare a sciogliere una matassa di molteplici fattori sociali, soggettivi e psicologici” spiega Marco Crepaldi, presidente dell’associazione Hikikomori Italia.

Il gruppo di lavoro al convegno de La Strada

Diventa importante anche prevenire in tempo questa possibile deriva. “Il sostegno alla genitorialità è centrale – spiega la dottoressa Cristina De Paoli de La Strada – perché bisogna pensare anche ad aiutare le madri e i padri. Le realtà più piccole come i paesi o i quartieri possono rappresentare delle comunità dove è più facile fare rete. Quando ci si accorge di un ragazzo che non partecipa più alla vita sociale diventa fondamentale provare ad intervenire”.

Linda Badessarini