Evelin: “Maestra all’asilo per aiutare i bimbi a tornare a contatto con la natura”

E’ qualcosa più della rinuncia al posto fisso e di uno sguardo diverso su mondo liquido che abbiamo intorno. Qualcosa di più e qualcosa di diverso.

Il mondo attuale crea lavoro per i giovani o sono i giovani che si prendono con le unghie e i denti il lavoro nel mondo attuale? Probabilmente entrambe le cose. Anche qui liquide.

Abbiamo deciso di raccontare i ragazzi che lavorano gettando spesso il cuore oltre all’ostacolo delle passioni.

Abbiamo deciso di farlo lasciando parlare loro intervistati dalla nostra Alice Ravagnani che è lei stessa giovane e decisa ad arpionarsi il futuro che vuole.

Ce li racconta raccontandosi.

Oggi parola ad Evelin

Evelin Di Noia, classe ’95, diplomata al Liceo Psico Pedagogico Giovanni Pascoli di Bolzano e laureanda in Scienze dell’Educazione presso la facoltà di Verona, dove vive e lavora come educatrice in uno degli asili nido locali. Ci racconta come sia riuscita, con passione e dedizione, a realizzare un desiderio che nutriva sin da bambina.

Cosa ti ha fatto capire di voler lavorare con i bambini?

“Quando ero piccola adoravo stare con i bambini più piccoli. Mi piaceva passare del tempo con loro facendoli giocare, disegnare e, soprattutto, portarli in giro in passeggino. Non a caso, ero sempre entusiasta quando avevo la possibilità di entrare all’interno dei negozi di giocattoli per comprare bambolotti, scegliere il passeggino adatto e tutti gli altri gadget per prendermi cura della mia bambola” Diciamo che adoro tutto il mondo del bambino. Appena ne ho avuto la possibilità mi sono trasferita a Verona e iscritta presso la facoltà di Scienze dell’Educazione.

Come mai questo trasferimento?

“Avevo voglia di cambiare vita, di respirare aria nuova in una nuova città. Il mio percorso universitario non è stato facile: ho incontrato molti ostacoli che mi hanno rallentato la strada. Nonostante tutto questo sono oramai a pochi giorni dalla laurea e ho conquistato un contratto indeterminato come educatrice in un asilo nido. Amo questo lavoro e, anche se a fine giornata mi sento sfinita, riesce comunque a darmi grande soddisfazione. Non lo cambierei per nulla al mondo!”

Come è iniziata l’esperienza lavorativa all’asilo nido?

“Mi sono avvicinata a questa struttura grazie al tirocinio universitario. Una volta terminato quel periodo, sono rimasta in contatto con loro facendo volontariato e sostituendo le colleghe quando al bisogno fino al momento in cui, finalmente, sono stata assunta. Diventare maestra mi ha fatto capire quanto sia gratificante e, allo stesso tempo, molto faticoso. E’ dura lavorare nell’ambito educativo con bambini di età compresa tra uno e tre anni. Ho capito quanto queste piccole creature siano indifese e costantemente bisognose di attenzioni e di cure. L’educatore diventa perciò una figura fondamentale per loro perché rappresenta quasi una sostituzione della figura genitoriale nel periodo in cui sono all’asilo. Nido, Succede anche l’opposto: in un certo senso è come se i bambini diventassero anche un po’ figli miei. I bambini sono oramai diventati il mio mondo perché è con loro che riesco a sentirmi me stessa e ad essere serena”

Dal tuo punto di vista, quali pensi siano le caratteristiche fondamentali per approcciarsi al meglio a questo tipo di mestiere?

“L’esperienza mi insegna che in questo lavoro bisogna assolutamente avere molta pazienza, attenzione e determinazione. Percepire i bambini come dei piccoli boccioli che devono fiorire ed è tuo il compito di prendertene cura, sempre con delicatezza, pazienza e soprattutto tanto amore. L’educatore si occupa principalmente del bambino ma anche dei genitori, proprio perché affidano interamente a questa figura il loro piccolo. Bisogna creare un vero e proprio legame di fiducia ed empatia tra educatore, bambino e genitore, in modo che il percorso all’asilo possa essere il più sereno ed efficace possibile”

Riguardo al tuo futuro lavorativo, nutri qualche preoccupazione o desiderio in particolare?

“Una paura che ha a che fare con il mio mestiere riguarda la possibilità che si arrivi a far sempre più fatica a gestire e contenere le problematiche che i bambini stanno sviluppando in quest’ultimo decennio. Rispetto a qualche anno fa, infatti, prendersi cura dei bambini è diventato sempre più impegnativo: spesso non si riesce a dedicare loro tante attenzioni perché i ritmi di vita sono profondamente cambiati. I genitori risultano assenti perché molto impegnati a livello lavorativo e al ritorno a casa sono talmente stanchi che spesso preferiscono sistemare il bambino davanti alla televisione, o ad un qualsiasi strumento tecnologico, non riuscendo quindi ad essere presenti anche dal punto di vista emotivo. Ho visto troppe scene in cui bambini, nei ristoranti o sui passeggini, tengono in mano tablet e telefoni perdendo completamente il contatto con la realtà esterna. È una situazione che mi fa davvero rabbrividire e le conseguenze si percepiscono soprattutto nei contesti educativi

Ti è capitato in prima persona?

Accade di avere a che fare con bambini che manifestano comportamenti aggressivi cui noi educatori dobbiamo dedicare tante attenzioni che spesso esulano dalle nostre competenze. Ci troviamo quindi a dover prendere decisioni importanti con i genitori, confrontandoci con gli esperti e facendo intraprendere al bambino percorsi specifici per il suo benessere. Un altro esempio che mi viene in mente ha a che fare con il rapporto che i bambini hanno con l’ambiente esterno: quando li portiamo in giardino a giocare, invece di godersi la natura che li circonda, capita che la maggior parte di loro, dopo qualche minuto, vada a sedersi tra lamentele e proteste. Questo ci fa capire quanto siano arrivati ad essere privi di stimoli e non più abituati a giocare all’aperto, o ad esplorare la natura”

La pandemia ha inciso?

Sicuramente la pandemia non ha aiutato da questo punto di vista, ma non possiamo permettere che questa situazione si trasformi in un limite; deve anzi spronarci ancora di più a prenderci cura dei bambini e a riportarli a contatto con la realtà. Posso solo immaginare quanto sia difficile al giorno d’oggi crescere un figlio ma dobbiamo comunque ricordarci che siamo noi adulti gli artefici del futuro di un bambino e se non gli si dedicano le cure necessarie si finirà per generargli problematiche nella crescita. C’è la necessità che gli adulti tornino a fare da tramite tra i bambini e la società nel modo giusto, riservandogli del tempo che sia di qualità, tutto dedicato a loro. La mia speranza è quindi quella di vedere i bambini sempre più sereni e felici”

Alice Ravagnani

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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