Eleonora: “Oggi gli psicologi devono essere flessibili con onestà

E’ qualcosa più della rinuncia al posto fisso e di uno sguardo diverso su mondo liquido che abbiamo intorno. Qualcosa di più e qualcosa di diverso.

Il mondo attuale crea lavoro per i giovani o sono i giovani che si prendono con le unghie e i denti il lavoro nel mondo attuale? Probabilmente entrambe le cose. Anche qui liquide.

Abbiamo deciso di raccontare i ragazzi che lavorano gettando spesso il cuore oltre all’ostacolo delle passioni.

Abbiamo deciso di farlo lasciando parlare loro intervistati dalla nostra Alice Ravagnani che è lei stessa giovane e decisa ad arpionarsi il futuro che vuole.

Ce li racconta raccontandosi.

Oggi parola ad Eleonora.

Eleonora, classe 1997, studente di psicologia ed aspirante psicoterapeuta, oltre che ballerina talentuosa.

Abbiamo deciso di farci raccontare la sua esperienza e provare ad entrare nel suo mondo.

Eleonora si è diplomata al Liceo Scientifico Scienze Applicate con Curvatura Robotica e si è da poco laureata in Scienze e Tecniche di Psicologia Cognitiva alla triennale dell’Università di Trento. Attualmente sta studiando per conseguire la laurea magistrale in Psicologia Clinica, ma non è tutto: ha iniziato a lavorare come educatrice nella scuola secondaria di primo grado di Egna e come terapista ABA (Applied Behavioral Analysis) presso la cooperativa sociale TimeAut di Bolzano.

Cosa ti ha spinto a voler intraprendere questo tipo di carriera?

“Ho scelto questo settore principalmente perché credo di poter dare molto al prossimo, sia a livello professionale, sia a livello umano.

La psicologia ci permette di crescere, di acquisire consapevolezza ed imparare a conoscerci, così da poter offrire il meglio di noi a chiunque ne abbia bisogno.

Fin dalle scuole medie ne sono sempre stata affascinata: trovo incredibile come sia in grado di fungere da mezzo per la conoscenza della mente umana, dandoci gli strumenti adeguati per poter essere d’aiuto a qualcun altro in modo efficace.

Nel corso delle scuole superiori ho avuto la possibilità di fare uno stage presso lo studio di uno Psicologo dello sport, scoprendo come effettivamente riuscisse a risolvere nei ragazzi problematiche assai difficili e aiutarli così a migliorare le loro prestazione sportive: infatti, per raggiungere buoni risultati a livello agonistico, non sono necessari solo l’allenamento del corpo o l’affinazione della tecnica, ma anche l’attenzione per il benessere psicologico.

L’idea di poter aiutare una persona a raggiungere i suoi successi, affiancandola e sostenendola, mi ha spinto a cercare una professione che mi desse i mezzi per riuscirci e quindi eccomi qui!”

Dal tuo punto di vista, quale pensi sia uno dei punti fondamentali per approcciarsi al meglio a questo tipo di mestiere?

“Un aspetto fondamentale ha sicuramente a che fare con il concetto di flessibilità, sia dal punto di vista delle competenze, perché averne molteplici permette di poter aiutare un numero maggiore di persone, anche nel caso in cui provengano da ambienti diversi; sia dal punto di vista dell’adattamento professionale. Bisogna infatti essere disposti ad affrontare sempre nuove sfide e trovare strategie per riuscire a “vincerle”.

Ovviamente anche il concetto di flessibilità va elaborato entro certi limiti: uno psicologo deve avere la capacità di rendersi conto di quali siano le sue reali competenze. Nel caso in cui realizzasse di avere a che fare con un paziente che necessiti di cure che non gli/le competono, ci si aspetta che abbia il buon senso di proporre al paziente un collega più adatto, proprio perché lo scopo di una terapia prevede il raggiungimento di un risultato positivo, in termini di benessere psicologico”

C’è un ambito particolare della psicologia in cui ti piacere specializzarti?

“Attualmente sono concentrata sul terminare al meglio gli studi magistrali e crescere professionalmente.

I due lavori di cui mi sto attualmente occupando sono un’ottima palestra, sia per la possibilità concreta che mi stanno fornendo per confrontarmi con il mondo del lavoro, sia per la formazione che mi faranno acquisire nel tempo nell’ambito della riabilitazione dei disturbi del neurosviluppo.

In futuro spero di poter lavorare come psicoterapeuta così da potermi occupare non solo della diagnosi dei miei pazienti, ma anche  del loro percorso, seguendoli e creando un rapporto più continuativo. Sostenerli e avere la possibilità di verificare che gli obiettivi prefissati siano stati raggiunti sarebbe sicuramente la soddisfazione più grande per me.

Da quando ho iniziato a lavorare riesco già a scorgere dei progressi nei ragazzi che seguo e vederli raggiungere determinati traguardi mi rende molto felice. Mi fa capire quanto questo sia il percorso giusto per me e quanto mi senta a mio agio a svolgere questo tipo di lavoro.

Ovviamente quando ci si approccia per la prima volta ad un mestiere ci si sente insicuri e un po’ spaesati, soprattutto se questo prevede il contatto con altri esseri umani e se si ha una certa responsabilità nei loro confronti. Dal mio punto di vista, quest’ansia è possibile colmarla solo con l’esperienza e con la pratica ed è per questo che saranno fondamentali il tirocinio professionalizzante post-lauream e tutti i lavori che mi capiterà di svolgere nei prossimi anni”

Nutri qualche speranza o paura particolare riguardo al futuro e alla tua professione nello specifico ?

“Il settore dei servizi sanitari, soprattutto nell’ambito della psicologia, è molto competitivo. Ci sono tantissimi studenti che come me puntano in alto ed è necessario essere molto preparati per riuscire ad emergere.

In realtà non sono spaventata. Mi sento determinata a raggiungere i miei obiettivi e sono convinta che tutto l’impegno e i sacrifici che sto facendo sicuramente mi ripagheranno molto in futuro”.

Alice Ravagnani