Economia circolare in Alto Adige, tra visioni e simbiosi industriale

L’approfondimento economico di Bz News 24, nel giorno di Venere sarà dedicato all’approfondimento economico macro e micro. Durante la settimana invece verranno invece trattati temi economici locali inerenti il tessuto d’impresa altoatesino.

BOLZANO. L’ Alto Adige è terra “circolare”, ovvero genera economia che è in grado di rigenerarsi. Walter Stahel e Genevieve Reday, nel 1976, delinearono la visione di un’economia circolare ed il suo impatto sulla creazione di posti di lavoro, risparmio di risorse e riduzione dei rifiuti. In Alto Adige questo processo “sistemico” avviene da tempo, infatti da CasaClima a brand cresciuti sul territorio la nostra Provincia pare aver imboccato la via del futuro da tempo. L’Alto Adige ha capito come le cose s’ influenzano reciprocamente, entro un intero, abbandonando di fatto la visione lineare economica più classica. Un brand d’abbigliamento come Re-Bello (Laives) infatti incarna nel modo più semplice e completo la visione sistemica e di riciclo : vestiario creato con innovativi materiali sostenibili (es. eucalipto, faggio, cotone biologico, ma anche PET riciclato, Nylon riciclato, etc.). L’ Alto Adige in questo segue l’ Italia, paese tra i primi cinque in Europa per circolarità d’economia che impatta al 18,5%, percentuale che la porta al primo posto tra i grandi paesi Ue. L’economia circolare è una “visione” che parte da lontano, ovvero creare lavoro e profitto da “scarto”. L’applicazione nasce per obbligo a fine anni’80 del secolo scorso, quando, venne a galla il problema dello smaltimento rifiuti, spesso più costoso della produzione in essere. A questo s’aggiunge l’impatto ambientale, vedasi per esempio riscaldamento diffuso a cherosene senza termostati pro termosifone. CasaClima è stata la risposta circolare nel settore edilizio, sviluppando infatti costruzioni eco-sostenibili. Il design sostenibile ad esempio si basa sull’upgrade, ovvero un prodotto è pensato per durare (a differenza della linearità consumistica ove è progettato per esser cambiato di continuo) ed essere riparato o rimodulato in chiave appunto d’aggiornamento. A questo “upgrade system” va ad aggiungersi la simbiosi industriale. Pratica che tende a fondersi con la circolarità economica visto che tratta l’interazione tra diversi stabilimenti industriali utilizzata al fine di massimizzare il riutilizzo di risorse (a ciclo) notoriamente definite scarti. La stessa costruzione delle nuove zone industriali deve seguire questa logica d’ utilizzo di scarto circolare che deve ridurre gli spostamenti di materiale al minimo e prevedere attività in piena sinergia con la ciclicità. Ad esempio fabbriche a forte   scarto plastico o del  legno potrebbero sorgere vicino ad aziende produttrici di mobili a design sostenibile, i quali prodotti finiti sarebbero eco-sostenibili perchè derivanti da “rifiuti” ad emissioni di trasporto pari a zero. Il futuro dell’economia passa dalla strategia di sistema e dalla consapevolezza del mutamento della società. Il ritorno del vintage ad esempio, ha ricreato un mercato circolare di ripristino d’ oggetti altrimenti destinati alla discarica, in Alto Adige questo particolare settore è in crescita e la “voglia d’usato vintage” sembra tornata in auge dopo anni di consumismo sfrenato, figlio di quell’economia lineare classica che prevedeva : produzione, profitto, ricambio con destinazione infinita. Già nel 2000 a Bolzano vennero lanciati progetti circolari partendo dall’educazione civica dello smaltimento dei rifiuti differenziati alla raccolta intelligente di materiali riutilizzabili. Da incrementare è l’agricoltura eco-sostenibile, il settore risulta ancorato a logiche “più industriali” ma sta incamminandosi verso binari più naturali e meno chimici, con produzioni meno cospique ma più di qualità. Rimane un quesito di fondo per una provincia a forte attrazione turistica come la nostra, è possibile un turismo “circolare” e meno impattante? Si e su questo punto in Alto Adige si punta molto su agriturismo e strutture benessere non “aggressive”. Negli ultimi quindici anni ben il 60% delle strutture risulta rimodernato ed ecologicamente sostenibile, potenziati i mezzi pubblici per raggiungere piste da sci e luoghi d’interesse montano al 25%, impianti sciistici più sinergici con la natura, più silenziosi ad esempio. Molto va ancora fatto e non è semplice, visto che il tutto va a scontrarsi con  il profitto, che però, risulta essere maggiore, se a cambiare rotta lineare in circolare sarà tutto il sistema e non solo porzioni d’esso.

 

Marco Pugliese



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