Coronavirus, la settimana che ha cambiato l’Italia: siamo soli, prendiamone atto

Indifferenza. Apocalisse. Negazione. Le tre fasi della passione italiana targata febbraio 2020, la settimana che ha cambiato il paese, gli italiani che si scoprono nudi dopo aver accolto mezzo mondo si vedono respinti, guardati dall’alto in basso. Chi ci invidia, non pochi in realtà, ne approfitta per sparare sul nostro paese, travolto (ma non morto, l’ Italia è una Fenice) da una narrazione isterica che non nasce oggi, ma che ci portiamo dietro da più di vent’ anni.

Il mantra comunicativo : distruggo l’avversario politico a tutti costi, per farlo denigro perfino il Paese (ovvero quel bene comune per cui sarei eletto…) in pieno ossimoro. Andare contro gli interessi nazionali per alimentare il proprio orticello politico.

In economia costa caro, la comunicazione è fondamentale nel mondo moderno. Descriversi come corrotti, inaffidabili, scansafatiche, colonialisti (questa è una delle trovate più comiche) o peggio, mafiosi non aiuta il “brand” Italia. In Germania non lo farebbero mai, infatti omettono o quasi notizie di un certo tipo, nessuno enfatizza troppo i mali di Germania (che esistono), idem in Francia, binari con scartamento errato e treni inutilizzabili. Le Figaro neanche un rigo, se non in settima pagina, rigorosamente in fondo. Idem giornali come il Financial Times, criticano ma con modo, in Italia invece da quasi venticinque anni sembriamo invasi da tabloid. Scandali, a volte gonfiati, che descrivono un paese inaffidabile.




 

Esempio di comunicazione isterica? La evidenziammo proprio noi con questo pezzo sulla nostra manifattura : https://www.bznews24.it/cronaca/italia-seconda-manifattura-in-europa-quando-i-media-dicono-no-ma-poi-e-si/

Nel 2018 JP Morgan considerava i nostri titoli di stato solidi tramite un rapporto ad hoc in Italia s’urlava sulla solidità d’una manovra, senza che nessun media raccontasse agli italiani quanto in realtà i titoli fossero solidi e sicuri sul lungo termine.

Qualcuno sa forse che l’ Italia risparmia ben cinque miliardi ad una propria tecnologia green (noi ve lo abbiamo raccontato nel dettaglio https://www.bznews24.it/cronaca/litalia-e-le-politiche-green-molto-da-insegnare-in-europa/ ) ma tutto ciò viene ritenuto avulso alla narrazione.

Una narrazione che porta la settima economia mondiale (noi) a confronti assurdi con Venezuela o Grecia, a considerarsi “terzo mondo” un giorno, “miglior sanità del mondo” l’altro.

Si scatena in questa confusione narrativa un vulgata che danneggia il paese e lo rende “nudo”. Come non ricordare i rimbrotti Ue? Enfatizzati dalla nostra stampa, ignorati (quando subiti da terzi) da tutti gli altri.





Ora però cosa si rischia?

Superata l’indifferenza si è passati da apocalisse a negazione, un passaggio delicatissimo che porta mezzo mondo  a non fidarsi (l’ Italia è quella sicura che controlla o quella che ha lasciato le porte aperte?), non tanto in borsa, ma fisicamente non recandosi nel nostro paese, mettendo in crisi le nostre aziende.

Dal 1990 il bilancio statale o va in positivo od in pareggio, ma la vulgata “del debito pubblico” che distorce il senso tecnico del debito (quando sappiamo che il problema è il debito privato) ad oggi bloccato dal sistema Ue-Bce. Il debito (2/3 nostro) diventa una bellissima scusa per fare austerità, il pareggio di bilancio come mantra, ovvero essere virtuosi senza spendere ciò che si ha in cassa, di fatto bloccando gli investimenti e quindi generando ancora debito e via cosi. Il sistema bancario italiano vive sui titoli di stato italiani, quindi, se questi si declassano le banche non prestano più soldi a famiglie e soprattutto imprese.

L’ Italia ha speso più o meno 50 miliardi (in dieci anni, una stima a 5 miliardi annui) in accoglienza (a questo vanno aggiunti i servizi come scuola e sanità gratuite) e passa per paese egoista, ma  forse lo è più  con i propri cittadini, dato che il nido gratis (o quasi) costerebbe circa 4,5 miliardi annui. Con un sistema diverso i soldi ci sarebbero per tutti, visti i tagli alla sanità (stimati più o meno 3,5 miliardi annui), alla scuola (circa 1, 4 miliardi annui) ed alla Ricerca, dai cui investimenti s’andrebbero a brevettare tecnologie utili a sviluppare guadagno. Dati alla mano, la spesa risulta ridotta negli ultimi dieci anni, ma senza risultati (il paese è peggiorato). L’ austerità alla tedesca, anche poi abbiamo scoperto non sia propriamente teutonica (quello che la Germania non dice https://www.ilsussidiario.net/news/coronavirus-germania-cade-la-bugia-dellinfluenza-stagionale-ora-tocca-al-debito/1991904/ )

Nessun risparmiatore ha mai preso fregature dai titoli di stato italiani per inciso, dalle banche americane pare invece di si.

In Europa bisogna rinegoziare la libertà di bilancio, parlando in primis con i tedeschi, in seria difficoltà ed oggi ben disposti ad aprile le maglie dei parametri.

Nel frattempo non vanno sottovalutati i dati derivanti dall’emergenza sanitaria, che devono essere comunicati senza variazioni (non siamo al Cina, che immette liquidità per miliardi con Bank of China e ha creato un apparato mediatico ad hoc) ma in linea con gli interessi nazionali italiani. Per un certo periodo l’ Italia dovrà descriversi diversamente, puntare sull’industria tecnologica dove è tra i primi sviluppatori al mondo, quella spaziale (in Puglia uno spazioporto), seconda manifattura in Europa, terza industria e cosi via,  oltre al solito turismo (va centralizzato, il sistema regionale non funziona) ed all’ enorme patrimonio culturale ed artistico.

Non va enfatizzato nulla, non serve gonfiare, va semplicemente raccontato  quel che il Paese sa fare, una semplice descrizione che può aiutare, non poco, la nostra ripresa, che però passa dall’ uscita dei parametri Ue o tra qualche tempo non ci sarà più nulla da descrivere.

Siamo soli in questo momento, dobbiamo prenderne atto e remare tutti insieme verso la riva, senza divisioni demenziali tra nord e sud o politiche, sono inezie dinanzi al concetto d’ Italia, la nostra patria.

Marco Pugliese




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