Corona Pass per le sale interne? Nei ristoranti altoatesini prenotazioni a rilento

BOLZANO. “Il propellente del Corona Pass sarà la possibilità di entrare nei bar e ristoranti”. Una convinzione che era molto diffusa al momento del lancio dello strumento ideato dalla Provincia di Bolzano ma, un po’ a sorpresa, si scopre che oggi i due aspetti viaggiano in realtà a velocità diverse. Se da una parte i test sono molto richiesti in quasi tutte le stazioni sul territorio, dall’altra le richieste di consumare cibo o bevande all’interno dei locali non sono così numerose. Anzi, scarseggiano. I motivi di questa duplice andatura possono essere diversi ma resta una certa difficoltà a rendere il Corona Pass un aiuto concreto per i pubblici esercizi che non dispongono di sbocchi all’esterno. Nemmeno le giornate di tempo più uggioso hanno spostato il trend.



“Gli altri anni a maggio capitava di interrogarsi se stare all’aperto o all’interno di un ristorante – premette il direttore di Confesercenti Alto Adige Mirco Benetello – oggi invece il dubbio non si pone praticamente mai. Si sta fuori. Credo ci siano vari fattori a concorrere per questo atteggiamento. Dobbiamo anche considerare che non sempre i pranzi o le cene vengono programmate con largo anticipo. Capita spesso, quindi, che non tutti i commensali siano testati. Bisogna, in ogni caso, avere una certa pazienza quando si introduce un cambiamento simile. Prima che diventi abitudine credo si debba aspettare ancora un poco. Pur essendo il Corona Pass una soluzione utile va detto che, al momento, continua a vincere chi ha un’ampia offerta esterna”. Analisi condivisa dalla presidente del consorzio Four You Elena Bonaldi che introduce una distinzione tra bar e ristoranti. “Nei primi è più raro vedere persone che chiedono di stare all’interno mentre i ristoranti contano qualche cliente in più nelle sale. Nei secondi ho visto anche una certa costanza nel controllo agli accessi. D’altronde un caffè o un aperitivo può essere consumato dove è più freddo ma pasteggiare è chiaramente diverso. Io personalmente ho preso l’abitudine di fare il test nasale due volte la settimana per essere sempre in regola”. “Non è bello vedere i ristoratori fare da controllori – le fa eco Simone Buratti dell’Unione Commercio – ma per quello che ho potuto vedere io i controlli vengono fatti in modo puntuale. Come associazione di categoria abbiamo insistito particolarmente su questo tasto. Ci rendiamo conto sia uno strumento fastidioso ma piuttosto che non averlo teniamo il buono di questa situazione”.

Dalle cucine e dietro i banconi le analisi che arrivano confermano la tendenza. “Le prenotazioni per l’interno sono pochissime” la sentenza di Ivan Waldner, titolare del ristorante Il Torchio in via Museo. “Solo sabato scorso siamo riusciti ad avere dei tavoli Martedì, per fare un esempio, abbiamo avuto solo 6 tavoli da 2 persone in tutta la giornata. Ci sono scolari con tampone negativo, qualche militare e coppie di anziani ma ci aspettavamo di più. Al momento il Corona Pass è una soluzione insoddisfacente”. La situazione più rosea nei bar viene confermata, infine, da Drago Doderovic del Bar Galvani e da Patrck Zanolini de L’Attimo Fondente che hanno locali molto simili. “Abbiamo la fortuna di poter offrire 50 posti all’esterno quindi la gente non chiede nemmeno di entrare. Ci siamo accorti che alcuni automatismi sono ormai entrati nelle abitudini della gente. Generalmente, per esempio, i clienti si aggiustano da soli in quattro ai tavoli e spesso mantengono automaticamente il distanziamento. Tra questi automatismi è entrata anche la preferenza per il posto all’esterno. Almeno finchè la stagione sarà bella”.

Alan Conti