Ciao Alex, vulcanico sorriso di Bolzano

BOLZANO. Sorriso e stretta di mano vigorosa. Prima di un vulcano di idee e di iniziative. Alex Galtarossa, 54 anni, era così. Un uomo forte, sportivo e sempre proteso verso qualcosa da costruire nel futuro. La città di Bolzano ha seguito in queste ore con il fiato sospeso la sua lotta nel reparto di Rianimazione dell’ospedale San Maurizio sbigottita. Fino alla mezzanotte di ieri quando si è arreso lasciando tanti bolzanini più soli. Attoniti. Difficile anche solo concepire che qualcosa abbia potuto fiaccare così velocemente il corpo e lo spirito del trascinante Alex. Quell’Alex che “no, non è possibile avesse 54 anni. Sembrava molto più giovane. Sempre e in tutto”.

Eppure è così.

A fine gennaio Galtarossa è stato contagiato dal Covid 19. I primi sintomi accusati nel suo ambiente naturale: il set di uno spot davanti ad una telecamera. “Vado a casa che ho un po’ di fastidio e non vorrei essermi preso qualcosa” le sue parole ad un cliente di Europa Novacella alla fine delle riprese per Alto Adige Tv. Sembrava una cosa da niente per uno come Alex. Anche nel malaugurato destino dell’infezione da Coronavirus, infatti, un fisico allenato e scolpito da ogni tipo di sport (molto spesso pure con brillanti risultati) doveva rappresentare una difesa più che sufficiente. Inizia, invece, una discesa angosciante innescata dalla febbre altissima. Alcune complicazioni sono tragiche poi il raggio di sole di una possibile lenta ripresa. Nelle ultime ore, tuttavia, il nuovo peggioramento con un improvviso malore che ha portato tutta la città a pregare per lui stringendosi alla moglie Tatiana e alla sua bimba Selina. L’aggravarsi del quadro clinico, però, è inarrestabile e nella notte la notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere. Alex non ce l’ha fatta.



Racchiudere il ricordo di Galtarossa in una categoria professionale o in un solo passaggio sarebbe riduttivo. Ha sfilato su passerelle prestigiose, presentato programmi in televisione (con una solida amicizia con la famiglia Berlusconi), scritto e realizzato spot. Non solo, è stato tra i primi a capire le potenzialità dei droni (tanto che in occasione del recupero della Costa Concordia nei pressi dell’Isola del Giglio i professionisti si avvalsero della sua collaborazione) e si stava ritagliando un futuro (uno dei tanti suoi futuri) da regista di una fiction. Vulcanico. Tutto con il sorriso come marchio di fabbrica. Lo stesso che compare sulle pensiline dei bus in città in questi giorni. Lo stesso con cui, con il cuore spezzato, è giusto ricordarlo.

Alan Conti