Carta stampata a picco, verso una social informazione?

BOLZANO. Verso una social-informazione?

Nel 2000, anno spartiacque, nacque la diatriba “storica” tra carta e digitale. La diffusione d’ Internet interconnessa a quella dei cellulari fece prevedere in tempi non remoti una completa digitalizzazione dell’informazione. Nessuno però in quel periodo poteva immaginarsi cosa sarebbe accaduto con l’arrivo dei social network. Esistono ormai tre piani d’informazione :  la prima è quella classica e cartacea, la seconda  tramite blog e siti ed infine la terza che si genera direttamente sui social media. La rete classica ha lasciato spazio al mondo “social”, specialmente dopo il 2016. In Usa, lo staff di Donald Trump s’organizzò per una campagna elettorale ad hoc su Facebook. Trump fu il primo a puntare massicciamente sui social per questioni politiche, da quel momento non vi è partito o movimento che non faccia proselitismo nel medesimo modo. Il 2017 ha visto una flessione del primo canale d’informazione, quello classico, ma è il 2018 ha segnare un punto di svolta, negativa per chi ama la carta.

Un report di R&S Mediobanca illustra un crollo vertiginoso delle vendite di copie cartacee ma soprattutto mette in evidenza un dato : manca la compensazione nella vendita di copie digitali. Tradotto : il lettore  non s’affida più come un tempo ai media tradizionali. I colossi storici come Corriere e Repubblica registrano perdite. -3,9% in meno rispetto al 2017 il Corriere (221 mila copie al giorno) che rimane davanti a Repubblica che registra un -12,8% sul 2017 e si ferma a 171 mila copie quotidiane. Non bene neanche La Stampa, un -8,8% sul 2017 e 134 mila copie. La Verità è la sorpresa in positivo ed Il Giornale paga una certa flessione. Non bastano a questi colossi i molti editoriali a grande firma. Fa riflettere che dal 2016 al 2018 il mercato ha perso il 16 per cento delle copie vendute; nel 2017 e nel 2018 sull’anno precedente rispettivamente l’8 e il 9 per cento, numeri che fanno paura. Spicca Il Giorno, che forse in molti davano per defunto,  che ha migliorato le vendite per due anni di seguito e s’attesta a 46 mila copie. Da segnalare come sia cambiato rapidamente il modus di ricercare notizie. Nascono realtà sui social media, testate registrate con giornalisti iscritti all’albo che trattano l’informazione in pieno social journalism, ovvero coinvolgono il lettore diversamente, tramite post o semplici richiami ad interventi sugli stessi social da parte di politici, vip, aziende, etc. Anche la politica italiana locale e non si è adeguata. Solo in Alto Adige le dichiarazioni politiche sono ormai tutte veicolate tramite social ed in scarsa parte con il comunicato. Vi è inoltre un problema di fondo : il lettore, anche quello più tendente all’approfondimento ed  istruito non si ferma più alla notizia main cerca altro in rete. Del resto le cantonate prese dai media main proprio con Trump e Brexit hanno aumentato la sfiducia nella stampa tradizionale. A questo bisogna aggiungere blog o post di giornalisti più o meno famosi, spesso controcorrente ma comunque accreditati perchè facenti parte del mondo media ufficiale. Esistono ormai delle vere e proprie startup dell’informazione, locali e nazionali. L’attendibilità delle notizie, siano social, cartacee o da siti è fondamentale, quindi è importante che la testata in questione sia registrata in tribunale. Le opinioni le possono dare chiunque, le notizie invece sono una materia soggetta a regole e leggi. Il tesserino, pubblicista o professionista che sia, non è garanzia di correttezza e giusta veicolazione ma aiuta : ch è iscritto all’Albo ha l’obbligo legale d’aggiornarsi e trattare in un certo modo le notizie, oltre che rispettare protocolli come La Carta di Treviso  firmato il 5 ottobre 1990 da Ordine dei giornalistiFederazione nazionale della stampa italiana e Telefono azzurro con l’intento di disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia. Non esistono demoni, la social informazione sarà sempre più forte e diffusa, già oggi tramite uno smartphone abbiamo una mole di notizie che solo quindici anni addietro avrebbe necessitato la lettura di tre o quattro quotidiani. Il flusso di dati va filtrato ed è fondamentale sempre valutare con attenzione fonti e testata di riferimento, oltre ovviamente all’autore dell’articolo, soprattutto se si decide di condividere la notizia sulla propria bacheca.

Marco Pugliese

Di seguito le tabelle riferite al mese d’agosto 2018 (il mese in cui vengono venduti più giornali) ed elaborate da Blitzquotidiano.it   (https://www.blitzquotidiano.it/media/vendite-giornali-agosto-2018-2942877/)

Hanno dimezzato le copie, rispetto al 2007, anche i giornali locali. Che comunque hanno retto l’urto della crisi e dell’avvento delle news online meglio dei giornali a diffusione nazionale. Nella tabella che segue li ordiniamo per numero di copie vendute.

Nell’ultima tabella mettiamo insieme i dati di vendita (sempre in edicola) dei quotidiani sportivi, separando i risultati dell’edizione del lunedì, che è sempre quella più venduta.

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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