Camperisti in Alto Adige: un turismo di serie B?

Enzo Coco, Presidente del Camper Club Alto Adige, si unisce al coro di chi vorrebbe una gestione diversa
delle aree di sosta in provincia

In Italia il turismo in camper è una realtà economica importante. Già nel 2016 il nostro paese si affermava tra i primi produttori in Europa di veicoli ricreativi – formula con cui ci si riferisce a camper, caravan e roulotte -, con un fatturato di circa 750 milioni di euro ed un totale di 5500 posti di lavoro procurati, tra diretti e filiera. Nel 2019 si stimava che in tutto il paese fossero circolati in camper 8,7 milioni di visitatori, per un giro d’affari di 2,6 miliardi di euro. I numeri sono cresciuti ancora in tempo di pandemia, con un +30% di italiani che hanno viaggiato in camper nel 2020, puntando sul distanziamento e quindi la sicurezza offerta da questo modo di viaggiare.

IN PROVINCIA MANCANO LE AREE DI SOSTA

Sarebbe quindi lecito pensare che una provincia a vocazione turistica come la nostra sia pronta ed attrezzata a ricevere questo tipo di visitatori. Ma ciò è vero soltanto in parte, perché a fronte di un’offerta adeguata di campeggi attrezzati, si registra invece una grande penuria di aree di sosta, preferite dai camperisti più indipendenti e dal turismo itinerante.

LA GESTIONE PRIVATA SAREBBE DA INCENTIVARE

E’ una legge provinciale del 2016 quella che vieta l’estensione degli stalli per area ad un numero superiore a 19, indipendentemente dalla superficie disponibile. Alla limitazione si aggiunge poi la gestione lacunosa di alcune di queste aree, come quella antistante il cimitero di Bolzano, in via Maso della Pieve. Nessun controllo di sicurezza, nessuna sbarra all’ingresso e l’assoluta mancanza di strutture igieniche e di raccolta dei rifiuti dequalificano la zona, di fatto sprecando una possibilità di sviluppo economico e soprattutto creando problemi di convivenza con gli abitanti della zona, che si trovano a fare i conti con immondizie e disordine.

Il camperista itinerante se non trova un’area di sosta adeguata, si sistema come può cercando di non arrecare disturbo , oppure non viene per niente: di certo non modificherà il proprio modo di andare in vacanza prenotando una stanza d’albergo. E’ necessario migliorare l’accoglienza a questo turismo, togliendo il vincolo all’espansione delle aree vocate ed attrezzandole meglio, dando loro una gestione professionale. Se trascuriamo questo bisogno, perdiamo un’occasione e la trasformiamo in un disagio.” Le parole di Enzo Coco, Presidente del Camper Club Alto Adige. L’ideale, secondo Coco, sarebbe di seguire il modello già utilizzato in altre regioni italiane, dove le aree di sosta si stanno moltiplicando e la loro gestione  è affidata  a privati tramite gara. Un passo per avvicinarci a paesi come la Francia e la Germania, considerati paradisi per i camperisti.

“Tra gli interessati a prendere in gestione questo tipo di aree potrebbero esserci diverse associazioni. La tariffa giornaliera versata dai camperisti dovrebbe permettere di corrispondere l’affitto al comune, pagare le spese per gli addetti ed ottenere un ricavo da investire nelle attività dell’organizzazione. Lavorare in questo senso permetterebbe di appianare le questioni nate con gli abitanti della zona e di iniziare a trarre beneficio da un tipo di turismo che non è affatto marginale considerando la capacità media di spesa che ha.”

Are you sure want to unlock this post?
Unlock left : 0
Are you sure want to cancel subscription?