Bullismo a scuola? “Gli insegnanti vanno aiutati”

BOLZANO. Orrendo aprire il giornale e leggere di fatti di delinquenza nella scuola (ho una mia idea di bullismo). Insegno da oltre 14 anni e posso affermare : non è un problema di società in senso lato, è un problema di svuotamento di ruolo, causato da molteplici fattori. L’ Istituzione Scuola è stata svuotata, noi docenti siamo stati ” disarmati”. Dall’ Infanzia alle Scuole Superiori la trade d’ union è una depressione intellettuale che mina il lavoro, inquina l’ entusiasmo e fa vivere in trincea. Ci chiedono troppo? No, ci chiedono altro. Ci mandano in battaglia con le lance contro i panzer. Il fatto più intrinseco? Non possiamo praticamente intervenire, ci hanno legato mani e piedi e spesso siamo scambiati per assistenti sociali. Ovviamente il tutto non può non avere conseguenze. Puntare su fantomatiche competenze a discapito di conoscenze per avallare un pezzo di carta distribuito senza cognizione di causa. La Scuola non è un Club, è un qualcosa di serio, forma cittadini ma per farlo deve tornare ad istruire ed in certi frangenti educare. Lo deve fare anche facendo capire ai ragazzi che studiare e frequentare una scuola sia un diritto-dovere sancito dalla legge. Molti docenti devono anche mettersi in testa che l’ atteggiamento simil Pietro l’ Eremita, ovvero il predicare ad orde di disperati per poi sbattere contro la realtà delle mura di Costantinopoli porti a scarsi risultati. Per insegnare ci vogliono estro ed organizzazione, bisogna esse messi nelle condizioni migliori e questo spetta allo Stato. Noi dobbiamo urlare quando queste condizioni vengano meno e pretendere s’ intervenga. Dobbiamo smettere di caricarci sulle spalle di tutto, perché viene meno la missione pedagogica, si trasforma in martirio. Dobbiamo iniziare a protestare e spiegare esattamente cosa ci serve per poter dare a questi ragazzi una formazione moderna ed in linea con i tempi. I genitori devono supportarci, fanno parte del progetto, lo devono fare mantenendo il loro ruolo, noi però dobbiamo tenerci stretto il nostro, non accettare passivamente decisioni dall’ alto che spesso squalificano il nostro lavoro perché nate da chi in aula mai è entrato. Serve coesione, serve ritornare al ruolo primario del docente : insegnare e formare, recuperare dove possibile, al resto devono pensarci altri attori. Ricordo la mia maestra della primaria, coltissima, mi dava sicurezza perché una soluzione od una parola era sempre in arrivo. I ragazzi d’ oggi hanno bisogno più di ieri di sicurezze e docenti che siano un po’ Seneca, un po’ Virgilio ed un po’ Aristotele, che sappiano sempre dare una soluzione, l’ insegnante che deve documentarsi ad ogni domanda lo rigetto, una risposta la devi dare, Socrate non lasciava i propri discepoli al buio del non so. Dobbiamo essere un supporto per le famiglie e non un competitor. Si svegli la politica, investa, ci parli (ma sul serio), faccia qualcosa per ridarci ciò che ci è stato tolto. Molti probabilmente non saranno d’ accordo con queste mie parole, ma sono pensieri che mi sono posto molte volte prima di metter piede in classe. La domanda che ancora oggi mi pongo, liquida e mutevole ad ogni inizio d’ anno scolastico : cosa posso fare per dare a questi ragazzi occhi, orecchie e bocca in grado di capire il mondo? Non mi possono rispondere le teorie, i pedagogisti od i grammatici, la risposta è dentro chi fa questo lavoro-missione, un continuo dibattito con la propria anima, a volte perfino un conflitto cruento che sfocia in soluzioni e quindi lezioni per i ragazzi. Tutto questo però viene meno dinanzi alla distruzione del patto pedagogico tra scuola, società e famiglia… Riflettiamo e prendiamo nuovamente coscienza del nostro ruolo, a Scuola si viene per imparare e non per altro, ma serve assolutamente ripristinare la nostra funzione primordiale : esser docenti nel senso più storico del termine.

Docente Marco Pugliese


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