Bolzano, lo scavo di Santa Maria in Augia? Una latrina per cani

BOLZANO. La Chiesa di Santa Maria in Augia nel parco Semiruali a Bolzano è un gioiello del passato restituito alla ricchezza della città. Eppure, per molti, è semplicemente un luogo adatto a trasformarsi in una latrina per cani. O in una discarica improvvisata.

E’ questa, purtroppo, la cronaca fallita di una scommessa: lasciare i resti d’epoca gotica del complesso canonicale a disposizione dei cittadini. Niente reti di protezione per reperti del XIV secolo e nessuna particolare separazione dal parco che la circonda. A suo tempo si disse “un modo per avvicinare la cultura alla gente”. Così, la chiesa che è riemersa dopo le alluvioni e che è resistita alle intemperie e allo scalfire del tempo per 614 anni è stata sì avvicinata dalla gente ma in modo discutibile. Sono diversi, infatti, gli escrementi canini lasciati in mezzo allo scavo.

In altri punti del sito le antiche pietre sacre sono considerate utili per frantumarci contro le bottiglie di vetro lasciando i cocci a memoria del gesto. A terra si scorgono anche i resti di alcuni petardi che, a pensar male, viene da ipotizzare siano lì dalla notte di Capodanno.

Non che da parte dell’amministrazione cittadina si sia registrata una levata di scudi. Anzi. Alcune tabelle illustrative dello scavo sono rese illegibili dall’umidità quando piove e anche quando il clima è secco i danni lasciati dall’acqua non consentono una consultazione decente. Striature bianche da usura si colgono anche sul muretto che delimita le scaletta per scendere verso i resti veri e propri. Tutti danni che non compaiono dall’oggi al domani.
Uno sfregio alla storia che andrebbe sanato e tutelato perché, ora come ora, il chiostro della Canonica Regolare Augustiniana era più protetto dove si trovava nel 1986: quatto metri sotto terra in via Alessandria.

Alan Conti



 


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