Bolzano, il tecnico di Laboratorio: “Tamponi e mascherine, vi svelo tutto”

BOLZANO. Tampone sì, tampone no, e quanti? Mascherina e guanti sì, no, forse… In un’epoca in cui milioni di italiani scoprono di essere – se non proprio virologi – quanto meno esperti di sanità, e sui social impazzano dibattiti infiniti su quantità e modalità di effettuazione dei test che stabiliscono la presenza o meno del contagio, la sola cosa che possiamo fare – se vogliamo veramente rendere un servizio pubblico – è parlare con chi questi test li analizza ogni giorno. A centinaia, con turni massacranti anche di 12 ore. Persone che quando vanno a dormire non pensano alle vacanze ma ai tamponi da analizzare il giorno dopo. Magari nella speranza che il numero di positivi cali e si inizi a vedere la luce in fondo al tunnel.

Ho intervistato Maira Nicoletti (nella foto in basso), di professione tecnico di laboratorio biomedico, coordinatrice del Laboratorio Aziendale di Microbiologia e Virologia diretto dalla dott.ssa Elisabetta Pagani. Le sue risposte aiutano a fare chiarezza su tante cose, va da sé che ogni lettore potrà farsi l’opinione che ritiene più opportuna.

Coordinatrice, un paio di domande banali per iniziare: cos’è esattamente un tampone, come si effettua e in quali casi – oltre a quello attuale – se ne fa uso?

Il tampone in sé è un bastoncino tipo cotton fioc, leggermente più lungo per permettere all’operatore di raggiungere agilmente la sede anatomica da analizzare, naso-faringe nel caso del test da Covid-19. Il tampone viene poi risposto in un apposito contenitore contenente un liquido, per conservarlo al meglio fino all’arrivo in laboratorio. Nel laboratorio di via Amba Alagi viene utilizzato principalmente in batteriologia per verificare la presenza di infezioni batteriche, ma in parte anche in biologia molecolare infettivologica, settore dove attualmente viene processato il tampone per la ricerca di Coronavirus.

Chi è autorizzato ad effettuare i test?

Le figure autorizzate ad effettuare questi test sono medici, infermieri e assistenti sanitari, previa formazione specifica.

Come viene eseguito l’esame dei tamponi?

Noi siamo accreditati presso l’ISS (Istituto Superiore di Sanità), che ha emesso una procedura di esecuzione del test per la ricerca di Coronavirus, alla quale noi ci atteniamo. Il tipo di esame, effettuato con tecnica di biologia molecolare, prevede la ricerca del genoma virale, ossia rileva la presenza del virus. Questa tecnica ha un’attendibilità superiore ad ogni altro tipo di test eseguito con tecniche non molecolari, nonché una sensibilità (presenza minima del virus che determina la positività del test) molto elevata. Il lato “negativo” è il tempo di esecuzione, dettato dalla complessità del metodo, che in condizioni ottimali è circa 4-6 ore.

“Abbiamo iniziato con 10 tamponi al giorno, adesso arriviamo anche a mille”

“Se va bene le collaboratrici finiscono il turno dopo le due, in qualche caso sono arrivate alle 6 di mattina. Capita spesso che lavorino anche per 12 ore consecutive”

Quanti test vi arrivano ogni giorno in via Amba Alagi, quanti siete e quante ore lavorate?

All’inizio dell’emergenza ne arrivavano una decina, ora ne arrivano circa mille al giorno. Inizialmente avevamo dichiarato di poterne fare 400, era stato istituito un servizio di reperibilità e si lavorava su un orario abbastanza regolare. In brevissimo tempo però l’ondata è diventata uno tsunami, la reperibilità è stata sostituita da un turno attivo tutti i giorni della settimana, dalle 7 di mattina fino alle 20, poi 22, poi mezzanotte… Ora se va bene le collaboratrici finiscono il turno dopo le due, in qualche caso sono arrivate alle 6 di mattina. Capita spesso che lavorino anche per 12 ore consecutive, perché vorrebbero finire il lavoro, ma questo non finisce mai, perché i tamponi sono sempre di più di quelli che si riesce ad analizzare. Al momento garantiamo la processazione di 600 tamponi al giorno.

Il gruppo dedicato è composto attualmente da 10 tecnici di laboratorio che eseguono il test, 7 biologi che si occupano della refertazione e da 6 amministrativi addetti al telefono e accettazione dei campioni. Per capirci: quando siamo partiti eravamo 6 tecnici di laboratorio, 2 biologi e 3 amministrativi. Tutto il personale che si è aggiunto è stato reclutato da altri laboratori o servizi ospedalieri. Da pochi giorni ci stiamo organizzando con altri laboratori, per fare fronte alla crescente richiesta ma soprattutto per accorciare i tempi di attesa del risultato.  Alcuni di questi eseguono il test in toto, altri ci supportano nell’esecuzione di alcune fasi del processo.

Qual è il rapporto di tamponi effettuati, ad esempio, con le altre regioni italiane?

Ad oggi, con quasi 12.000 tamponi eseguiti in provincia di Bolzano, siamo paragonabili a intere regioni come Liguria o alle Marche, che hanno rispettivamente più del doppio e il triplo dei casi positivi.

Chiariamo la questione dell’attendibilità del primo tampone: è vero che anche una persona contagiata può dare esito negativo?

Sì, è vero. Dipende dal momento in cui viene eseguito il tampone rispetto al momento del contatto; prima che il virus si faccia vedere ci vuole del tempo, mediamente 5-6 giorni dal momento dell’ipotetica infezione. Quindi anche i test ad alta tecnologia come il nostro possono risultare negativi, a maggior ragione  quelli a tecnologia più bassa.

“I test veloci possono fungere da supporto ma non da sostituto del metodo di riferimento”

I cosiddetti test veloci… In cosa consistono?

Attualmente ce ne sono due in commercio, che possono fungere da supporto ma non da sostituto del metodo di riferimento. Il primo ricerca gli anticorpi specifici (risposta immunitaria all’infezione) ed ha il vantaggio legato al tempo di esecuzione, ma non permette di capire se il virus sta replicando o meno ed è inoltre soggetto a reazioni crociate con altri coronavirus che circolano dalle nostre parti, per cui potrebbe dare risultati fuorvianti. Il metodo non risulta validato dall’OMS. L’altro ricerca una porzione specifica (antigene) del virus (non il genoma!) e soffre in sensibilità rispetto ai metodi molecolari, soprattutto nelle prime fasi. Per questo motivo i risultati negativi devono essere valutati con i test di alto livello come quelli da noi utilizzati.

Quale iter sanitario viene attivato quando un tampone ha esito positivo?

Dipende dalla tipologia del paziente: chi si reca all’ospedale in condizioni gravi seguirà un percorso di un certo tipo, diverso da quello in condizioni meno gravi e anche da chi si rivolge al medico di base da casa. La gestione del paziente può essere quindi eseguita a livello ospedaliero o territoriale, in entrambi i casi l’infezione viene monitorata attraverso l’esecuzione dei tamponi secondo tempistiche ben definite e deve essere previsto l’isolamento per l’ospedale e un rigoroso “stare a casa” per il territorio. In quest’ultimo caso la persona infetta da Coronavirus deve seguire alcuni importanti accorgimenti qualora siano presenti altri familiari.

E per gli operatori sanitari?

L’Azienda sanitaria ha emesso una procedura che descrive il percorso per gli operatori sanitari (eventuale quarantena, tempistiche di esecuzione dei tamponi), prendendo in considerazione varie situazioni; ad esempio, un collaboratore che abbia avuto contatto stretto con un caso Covid-19 positivo, ma asintomatico, è previsto che continui a lavorare, ma rigorosamente con la mascherina e sotto monitoraggio come descritto in precedenza.

Al momento quali sono le categorie prioritarie alle quali vengono effettuati i test?

I pazienti ospedalizzati provenienti dal “tendone pre-triage” o categorie a rischio (come i pazienti delle case di riposo) in maniera assoluta. Ma anche tutte quelle categorie per le quali l’esito del tampone comporta un’azione conseguente, come ad esempio il rientro al lavoro di operatori sanitari o forze dell’ordine.

“Tamponi a tappeto? Non ha senso. Ma il problema enorme sarebbe un altro: reperire il materiale diagnostico. Noi dobbiamo ragionare anche in base a quello che al momento è disponibile”

C’è chi urla al tampone a tappeto: ha senso o no?

A mio parere no… Se venissero eseguiti i test a tutti gli operatori sanitari, in caso di negatività cosa si fa: si ripete il giorno dopo? E quello successivo ancora? Al momento l’incolumità dell’operatore è garantita dall’utilizzo dei DPI (dispositivi di protezione individuale) e dall’osservanza delle regole che ormai conosciamo tutti. Ma il problema enorme sarebbe un altro: reperire il materiale diagnostico, che attualmente arriva a singhiozzo perché le ditte hanno grosse difficoltà a stare dietro alla produzione. Lo stesso discorso vale per il reperimento dei tamponi. Noi dobbiamo ragionare anche in base a quello che al momento è disponibile; anche questa è una sfida giornaliera per il personale di laboratorio, che deve ingegnarsi in procedimenti diversi (sempre rigorosamente validati) per eseguire il test.

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato la vicenda di un contagiato al quale, malgrado presentasse la sintomatologia da infettato e avesse un background di residenza in Lombardia, non è stato effettuato il test. Come commenta questo caso?

Comprendo che ci possa essere apprensione e paura, ma di fatto non mi stupisce che si possano verificare casi simili in una situazione così complicata come questa, in cui gli operatori sanitari sono chiamati giornalmente ad eseguire un migliaio di tamponi su tutto il territorio provinciale. Di fatto, in presenza di sintomi è fondamentale stare a casa, tanto più che al momento praticamente circola poco altro, e quindi agire conseguentemente con questa consapevolezza; ovviamente in caso di peggioramento è opportuno rivolgersi ai numeri di telefono dedicati, che sapranno dare la giusta assistenza; tutto ciò, a prescindere dall’esecuzione del tampone o meno.

“Quando esco dal lavoro non indosso né mascherina né guanti, ma faccio assoluta attenzione in particolare al mantenimento della giusta distanza e all’igiene delle mani”

“Attenzione: indossare le mascherine non significa trascurare i comportamenti principali per evitare la diffusione del virus, ovvero lavarsi bene le mani e non toccarsi il viso, gli occhi e il naso”

“Per quanto riguarda i guanti, personalmente non ne consiglio l’utilizzo. Lavando le mani possiamo eliminare il virus, sui guanti invece rimane”

Un’altra questione molto dibattuta riguarda l’utilizzo di mascherine e guanti. Servono o no ai comuni cittadini? Chi li deve portare e quali sono veramente efficaci?

Io mi attengo alle raccomandazioni generali di igiene e prevenzione pubblicate dal Ministero della Salute, ovvero durante il mio lavoro uso gli idonei dispositivi di sicurezza. Quando esco di qui invece non indosso né mascherina né guanti, ma faccio assoluta attenzione in particolare al mantenimento della giusta distanza e all’igiene delle mani. Detto che le mascherine devono assolutamente essere usate dalle persone malate, per il cittadino comune sono sufficienti le semplici mascherine chirurgiche. Attenzione però: indossarle non significa trascurare i comportamenti principali per evitare la diffusione del virus, ovvero lavarsi bene le mani e non toccarsi il viso, gli occhi e il naso. Le mascherine di livello superiore (FFP2 e FFP3) sono invece pensate per il personale sanitario e oltretutto la loro efficacia è limitata a 8 ore, dopodiché devono essere cambiate.
Per quanto riguarda i guanti, personalmente non ne consiglio l’utilizzo in quanto dovrebbero essere messe in pratica delle accortezze (sempre secondo il Ministero della Salute) che dubito vengano attuate su larga scala. I guanti ad esempio non devono mai essere riutilizzati, anzi, devono essere eliminati correttamente al termine dell’uso. Come tutte le indicazioni, devono essere rispettate nel modo corretto affinché siano efficaci, altrimenti si rischia solo di peggiorare le cose. Mentre infatti lavando le mani possiamo eliminare il virus, sui guanti invece rimane. Soprattutto gli anziani che vanno a fare la spesa e indossano i guanti devono fare attenzione a questo aspetto. Ma vorrei cogliere l’occasione per segnalare altri aspetti importanti in questo periodo.

“Basta polemiche: tutte le persone coinvolte in questa organizzazione stanno dando il massimo. Questo è un lavoro che richiede tanta energia. Quindi, non toglietecela attraverso critiche e lamentele poco costruttive nei confronti di chi, invece, questa energia deve conservarla come il bene più prezioso”

Prego, molto volentieri.

Consiglio vivamente a tutti di prendere in considerazione unicamente fonti attendibili e ufficiali: troppo spesso circolano notizie fuorvianti che creano solo una grande confusione. Poi ci sono altri due aspetti che mi stanno particolarmente a cuore.
Uno riguarda le polemiche: vorrei fare presente che tutte le persone coinvolte in questa organizzazione stanno dando il massimo, a tutti i livelli. Mi rendo conto che, per chi non le vive in prima persona, sia molto difficile da capire. Ci troviamo giornalmente a fronteggiare una situazione in continua evoluzione, attraverso un’organizzazione paragonabile ad un motore assemblato in pochissimo tempo, che deve essere revisionato giornalmente per essere perfezionato. Questo è un lavoro che richiede tanta energia. Quindi, non toglietecela attraverso critiche e lamentele poco costruttive nei confronti di chi, invece, questa energia deve conservarla come il bene più prezioso.
L’altro aspetto riguarda la solidarietà: ho avuto la fortuna, nel mio piccolo, di viverla grazie agli aiuti che sono arrivati dagli altri laboratori e dall’ospedale, ma non solo; chi attraverso un grazie o un’enorme scritta appesa al muro, attraverso dei fiori o dei cioccolatini, mail o messaggi, gesti gentili, pronta disponibilità, supporto oppure semplicemente attraverso un sorriso. Ecco, queste cose invece regalano energia! Colgo l’occasione per ringraziare tutti i collaboratori del Laboratorio Aziendale di Microbiologia, che stanno veramente dando tutto quello che possono dare. Grazie anche a Elisabetta e Thomas per il supporto giornaliero.

Questo è quanto. Come sempre ho separato le opinioni dai fatti, per cui – dopo aver sentito l’appello finale della coordinatrice – mi sento di condividere il suo pensiero: basta con le penose ironie sul sistema dei tamponi da parte di chi è comodamente seduto davanti a una tastiera, mentre tante altre persone lavorano per la collettività rischiando in prima persona. Denunciare un episodio ci può stare – posto che si abbiano le competenze necessarie per capire come stanno veramente le cose – quello che invece è inaccettabile è gettare fango su un’intera macchina sanitaria portata avanti, non dimentichiamolo, da quelle stesse persone che, almeno in teoria, in questo periodo tutti stiamo ringraziando.

Paolo Florio
Foto nel titolo: AFP