Bolzano, il Comune realizza orti per anziani levando…orti agli anziani

BOLZANO. Bruno Cinanni ha 87 anni e da 60 cura il suo orto in via Roma come se fosse un figlio. Ex dipendente comunale abita al civico 87 della strada, in prossimità della rotonda con via Galilei con un balcone affacciato sulla massicciata della ferrovia. Se si affaccia vede il suo amato orto. Come quello dei vicini. Da dicembre, tuttavia, il Comune di Bolzano ha deciso che, forse, quell’orto non sarà più suo. Anzi, potrebbe essere di qualche altro bolzanino: tutto dipenderà dalle graduatorie comunali. “Meno di un anno fa ho perso mia moglie. Mi era rimasto l’amore per l’orto per addolcire le mie ore da solo. Ora mi portano via anche questo”.

Per capire esattamente cosa sia successo bisogna ripercorrere la storia di questi orti, ampi per essere in una zona densamente edificata come via Roma. Nel 1962 i condomini ai civici 87 e 89 denominati “Rosa dei Venti” furono assegnati ai dipendenti comunali: qualcuno acquistò subito l’alloggio, altri procedettero al riscatto successivamente. Cinanni lo acquisì immediatamente. Davanti all’edificio ecco un ampio appezzamento per diversi orti che furono assegnati, con delibera, alla gestione degli inquilini. Non venduti, concessi in uso. Una formula che, a distanza 57 anni, ha permesso al Comune di Bolzano di tornare a bussare alla porta degli inquilini per farsi riconsegnare gli orti di cui è proprietario. Il tutto funzionale ai lavori per la realizzazione di orti comunali su tutto il territorio comunale fortemente voluto dall’assessore all’ambiente Maria Laura Lorenzini. Al posto degli inquilini, dunque, ci saranno dei bolzanini scelti con graduatoria ad occuparsi di questi orti. Tutto legittimo, non fosse che si determinano situazioni tristi come l’accantonamento di anziani che per anni si sono presi cura di un bene comunale. “Fa male essere trattati così. Certo, ci hanno spiegato che con l’inserimento in graduatoria è possibile che ci vengano assegnati nuovamente ma intanto ci scalzano senza tante preoccupazioni”.



 

Cinanni, così, ha proceduto a presentare domanda per l’assegnazione di un orto comunale (uno a Bolzano, non specificatamente quello che ha curato per anni) con conseguente inserimento in graduatoria. Ora rimane in attesa ma non con le mani in mano. Ha anche preso carta e penna e scritto al sindaco Renzo Caramaschi lo scorso 22 luglio. “Le chiedo di rivedere la decisione di dare in affitto a terzi i nostri orti. Sono un pensionato, ho appena perso mia moglie e, per gli ultimi anni che mi restano da vivere, perdere anche il mio orto sarebbe un colpo troppo duro da sopportare in questo momento molto triste della mia vita”. Nessuna risposta. Anzi, il 10 dicembre 2019 la direttrice dell’ufficio patrimonio del Comune di Bolzano Maria Cecilia Baschieri firma il verbale con cui l’amministrazione si riprende gli orti. “Una delibera del 29 luglio 2019 autorizza – si legge nel documento – la stipulazione di un contratto di locazione di natura transitoria con scadenza al 30 novembre 2019. Nonostante l’invito alla firma del 22 ottobre e del 26 novembre il contratto non è stato sottoscritto. Così, alla presenza del funzionario Diego Maurer e dell’amministratore condominiale Ovidio D’Eramo, il Comune di Bolzano procede alla formale presa in consegna degli orti”. Nel farlo invita anche i condomini a spostare velocemente il materiale presente sul terreno altrimenti il costo dello sgombero sostenuto dall’amministrazione sarebbe stato riversato direttamente su di loro.

Restano due problemi strutturali: gli orti non avrebbero accesso pubblico e l’impianto di irrigazione è di proprietà privata del condominio. Con i lavori, dunque, sarà necessario creare entrambe. Ieri l’assessore Maria Laura Lorenzini ha spiegato di non avere la possibilità di affrontare la questione. La direttrice Maria Cecilia Baschieri, invece, ha semplicemente puntualizzato come “la giunta non abbia ancora approvato il progetto per gli orti in via Roma”. Nel frattempo Bruno raccoglie gli attrezzi della terra che ha amato per 60 anni. Con la sola possibilità di sperare nella sensibilità che superi la burocrazia.



Persino la lettera con cui l’amministratore D’Eramo comunica la notizia agli inquilini il 23 dicembre 2019 trasuda tristezza. “Sono dispiaciuto quanto tutti voi perché ormai questi orti erano diventati parte della cultura di questo condominio e mi ero affezionato anche io a questo hobby. Raccogliendo le vostre confidenze mi sono accorto di quanto amore ci fosse per questa terra. Ora bisogna guardare avanti e farsi forza.

Pensare che qualche anno fa i condomini ebbero la possibilità di acquistare gli orti. “Negli anni ‘80 feci, per conto del Comune, una stima dei costi per prenderne la proprietà” racconta Cinanni. “Furono valutati 700.000 lire ad appezzamento. Un costo sostenibile. Purtroppo due anziani non vollero unirsi e l’acquisto saltò perché mancava l’unanimità”. Negli anni, però, sono sempre stati curati. “Sempre. Anche i giovani che sono subentrati hanno continuato a seguirli. Qualcuno ha chiesto a terzi di prendersene cura. Non erano abbandonati. Quindi l’obiettivo del Comune qual è? Promuovere la cultura dell’orto che qui funzionava già molto bene oppure farsi semplicemente bello dicendo alla popolazione che hanno creato centinaia di orti nuovi? Se il prezzo da pagare è smantellare una bella e sentita comunità attorno alla passione della terra non mi pare un grande risultato. Si distrugge ciò che si auspica di creare. Un cortocircuito”.

Alan Conti