Bolzano, i verbali della deposizione di Benno: “Così ho ucciso i miei genitori”

BOLZANO. Gli interrogatori di Benno Neumair sono stati desecretati dalla Procura di Bolzano proposti ieri sera dalla trasmissione Quarto Grado e oggi dai quotidiani.

L’OMICIDIO DI PETER. Il primo omicidio è stato quello di Peter Neumair. “Papà mi rinfacciava che non valessi niente. Era uscito fuori il discorso delle mie responsabilità e mia sorella. Mi sono sentito così alle strette, così senza una via d’uscita che pure io mi rifugio in camera e vengo incalzato anche se voglio stare in pace, non riesco a trovare la pace. L’ho zittito, ho preso dalla bacinella di plastica dove ho gli attrezzi la prima corda di arrampicata che ho trovato”. Stringendola attorno al collo del padre nella zona della casa davanti alla libreria nel pomeriggio del 4 gennaio. Un litigio che, secondo Benno, sarebbe nato per decidere chi dovesse portare fuori il cane della nonna. “Mio padre mi rimproverava che dovevo aiutare di più in casa. Sono andato in camera mia per non dover più discutere come spesso accadeva”. Stavolta non funziona. “E’ scoppiata una discussione sui soldi: io ho sempre dato 350 euro per l’affitto ai miei genitori, mio padre voleva che prendessi l’appartamento di sotto altrimenti mi avrebbe chiesto 750 euro a partire da gennaio ovvero un terzo dell’affitto. Insisteva che dovevo uscire di casa, cha mia sorella invece si pagava da sola un appartamento in Germania. Io mi sentivo male dentro”. Arriva poi la descrizione della tragedia. “Eravamo in corridoio. Siamo cascati insieme per terra ma non so se l’ho strozzato da dietro o da davanti. Ricordo solo che ho stretto molto forte. Poi sono rimasto seduto o sdraiato in corridoio”.



L’OMICIDIO DI LAURA. A quel punto, però, sarebbe tornata la madre Laura Perselli. “Ricordo che mi sono di nuovo agitato sentendo il rumore del cellulare e poi subito dopo il rumore del chiavistello. Mi sono mosso verso la porta, è entrata la mamma, avevo ancora il cordino in mano e mi è venuto di fare la stessa roba, senza nemmeno salutarla”.

I CELLULARI A PONTE ROMA. A quel punto Benno ha inforcato la bicicletta dirigendosi verso ponte Roma in cerca di marijuana. “Non avevo soldi e quindi non ho comprato nulla. Ho lanciato dalla pista ciclabile i cellulari tra il ponte di legno e ponte Roma, verso il fiume. Ma non se sono finiti nel fiume o se sono rimasti sull’argine”. Poi il ritorno a casa. “C’era il corpo della mamma all’ingresso. Sono andato in bagno, ho acceso la stufa per riscaldarmi. Ho telefonato alla mamma. Ero contento che il telefono squillasse perché poteva significare che mi fossi sognato tutto. Mi sono detto che dovevo cercare di essere normale. Ho chiamato la mia amica, avvisandola che sarei arrivato”.



LA SERATA DALL’AMICA E IL GIORNO DOPO. Dopo aver gettato i corpi nell’Adige la serata con l’amica. “Ho cercato di comportarmi in modo normale, non ho toccato assolutamente con lei il punto genitori, volevo essere più lontano possibile da tutto”. All’alba del giorno dopo il ritorno a casa. “Non volevo entrare, ci ho messo del tempo per convincermi ad aprire il portone. Poi ho rivisto all’ingresso dell’appartamento del reflusso bianco, penso fosse vomito. All’entrata della biblioteca c’era una chiazza di sangue del papà. Ho pulito con il Cif velocemente il sangue all’ingresso. Non ce la facevo a stare a casa. Ho preso la macchina e sono andato con il cane al Renon”.

Alan Conti