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“Bolzano vive per l’hockey, così raccontiamo la nostra squadra”

Bolzano e l’hockey: un amore sconfinato che ha chi lo racconta ogni giorno. Abbiamo voluto sbirciare dietro le quinte di questo lavoro contattando Luca Tommasini, addetto stampa dell’Hockey Club Bolzano reduce da una stagione fantastica, seppur terminata con la sconfitta in finale contro Salisburgo. L’obiettivo? Capire come si gestisca la comunicazione di una squadra talmente simbiotica con la città e quali rapporti sia necessario mantenere con città, curva e giocatori.

Come si comunica il Bolzano Hockey e come si gestisce la comunicazione di una squadra professionistica?

“Il Bolzano Hockey è una realtà particolare, nella sua storia ha sempre abbracciato in maniera molto importante entrambi i gruppi linguistici. Devi lavorare in maniera il più possibile bilingue. Comunicare a una sola lingua – come ad esempio il Brunico Hockey – ti fa essere più fresco, più diretto e ti semplifica le cose. Comunicare in maniera bilingue è sempre più complicato e noi addirittura utilizziamo anche l’inglese perché è la lingua dell’hockey e abbiamo tanta gente che ci segue dall’estero. L’inglese lo capiscono quasi tutti e chi non lo capisce può sfruttare il traduttore automatico sui social. Integrare le tre lingue è il primo scoglio per una comunicazione efficace. Naturalmente alcune cose devono restare dietro le quinte o nello spogliatoio. Bolzano è una piazza molto radicata tra la gente e nel territorio e quindi concetti come quelli di maglia, colori, attaccamento e città, sono quelli che tirano di più. Alcuni giocatori sono più media friendly e quindi capiscono, ad altri invece devi un attimo spiegare la situazione. Il tifoso vuole sentirsi dire determinate cose e quindi devi veicolare la comunicazione anche in questo senso. L’ambiente lavorativo è un po’ più piccolo rispetto ad altre realtà e non è facile perché capita di avere moltissime idee e di non riuscire a svilupparle tutte. Chiaramente spesso bisogna dare la priorità ad altro. D’estate c’è più tempo: per questo abbiamo lanciato la rubrica “Summer Talk”, dove approfondisco con i giocatori il loro mondo, il contatto con questa realtà e la loro vita: un modo per farli conoscere meglio ai tifosi. Durante la stagione riesco a farlo un po’ di più con Hockey 33 la trasmissione che curo su VB33 che raggiunge un determinato target di tifosi ma non tutti, anche perché sono convinto che la comunicazione corra ormai sempre più sui social. La tv è sempre importante ma i social media hanno un altro passo ed è una comunicazione diversa perché il tifoso guarda quello che gli proponi e interagisce. Si viaggia su binari diversi che cerco di tenere insieme, soprattutto durante le partite grazie a dei ragazzi – molto giovani e validi – che mi aiutano con Instagram, TikTok e altro”.

Quanto è fondamentale l’inglese in questo lavoro?

“È la prima lingua dell’hockey, in spogliatoio si parla inglese, anche perché abbiamo tanti canadesi o italo-canadesi e americani, è la lingua che capiscono tutti. Per la comunicazione è importante perché la nostra è una squadra radicata nel territorio ma ha sempre avuto un respiro internazionale. L’inglese oltre ad essere la lingua dell’hockey, per alcuni termini è più accattivante. Cerco comunque di tenerlo il più semplice possibile sui social, tipo: “Big saved, what a goal”, queste cose emozionali che possono capire un po’ tutti. E poi è importante nel rapporto coi giocatori che al 60-70% parlano inglese. È quindi necessario per me ma anche per i ragazzi che collaborano, perché nel momento in cui chiedo di farmi a fine partita un’intervista, devono necessariamente sapere l’inglese”

Quanti fanno parte del tuo team e la mole di lavoro che c’è dietro?

“Sono tutti ragazzi che – ci tengo a precisare – sono volontari e quindi il loro aiuto è estremamente prezioso. Da qualche anno a questa parte è aumentata la mia mole di lavoro e ho avuto bisogno di circondarmi di questi ragazzi che durante le partite mi danno una mano enorme. Essendo volontari non posso avere la loro presenza sempre fissa, cerco quindi di dare loro compiti piccoli in modo che vengano fatti bene. Vanno fatte le storie Instagram, che a me premono molto, perché ti permettono di essere aggiornato in tempo reale. Lascio loro la libertà di essere fantasiosi a livello di “stories”, dando semplicemente delle direttive a livello grafico e concettuale e spiegando cosa si può mettere e cosa no. Per esempio la Lega non permette di mettere i gol sulle storie Instagram perché faranno parte degli highlights. Uno o due si dedicano a quello, poi c’è un ragazzo a cui ho chiesto di occuparsi di TikTok, che lo abbiamo aperto da poco. Da 2-3 anni abbiamo una nuova balaustra led che va comandata da remoto, se ne occupa un ragazzo che segue la scaletta che gli consegno per far apparire in un ordine preciso gli sponsor. Un altro ragazzo si occupa delle interviste post partita, in genere le fa un collaboratore che è quasi trilingue, quindi so che posso affidargli le interviste che poi vanno alla stampa. Un ragazzo mi organizza l’MVP che, in sostanza, significa portare il premio verso la pista e andare a prendere il giocatore premiato. Una volta lo votavano i giornalisti, adesso invece abbiamo lanciato l’app e quindi è il pubblico stesso a votare. Tanti compiti insomma, alcuni più semplici, altri meno ma serve un gruppo di persone che se ne occupi. Più siamo e meglio riesco a organizzarmi. Tre-quattro di questi ragazzi hanno seguito tanto la squadra in trasferta ai playoff, dove la copertura è ancora più importante, ed è stato speciale. Avere loro che hanno seguito il team, mi ha permesso di avere delle storie Instagram dal posto e le interviste per la tv. È una squadra molto appassionata, giovane, fresca e mi dà una grossissima mano”.

La squadra di Luca Tommasini

Hai già citato Instagram e Tik tok, su quali altri canali siete attivi? Pensi che di recente Tik Tok sia diventato il social più efficace?

“Credo che ogni social abbia la sua peculiarità, noi siamo presenti su quasi tutti: Facebook, Instagram, Twitter, Tiktok e abbiamo in realtà anche un canale Telegram. Ogni social lo utilizzo in maniera diversa perché ha un target di persone differente. Facebook ha una media di età più alta e quindi devi comunicare in un certo modo, su Instagram l’età media si abbassa e quindi hai modo di fare reel, storie, è un altro mondo. Twitter in Italia viene utilizzato poco e quindi è dedicato al pubblico che ci segue dall’estero e lo utilizzo come contenitore di risultati e comunicazioni importanti. Facebook lo utilizzo per tutto, è un po’ la tua presentazione e facciata. Su Instagram chiaramente tante foto emozionali. Tik Tok è sicuramente il social del momento e la cosa più importante è che può essere un ottimo volano per raccogliere nuovi appassionati tra i più giovani, lo stiamo ancora sviluppando bene. I video devono essere particolarmente “catchy”. Non vogliamo associare l’hockey al “fight” che già molto spesso passa questo messaggio a livello nazionale ma una bella carica, un fight, un bel gol o una bella parata, possono attrarre e regalare un’angolazione diversa. È un social che voglio sviluppare per arrivare a un’altra fascia d’età, la più giovane probabilmente. Ho voluto fare Tik Tok proprio per questo motivo. La cosa importante dei social è che devi restare sempre aggiornato”.

@hcbfoxesofficial WE ARE READDY FOR GAME 7! 🤍❤️ . #bolzano #bolzano🇮🇹 #viral #hockey #win2dayicehockeyleague #playoffs #hockeytiktoks #ice #icehockey #palaonda ♬ original sound – HCB Foxes (Official)

Immagino abbiate anche un sito. Qual è il vostro focus comunicativo e il tono di voce?

“Abbiamo il sito che si presta ad articoli, prewiev, cronache delle partite, articoli dedicati alla presentazione degli sponsor, rinnovi giocatori, comunicazioni e prevendite importanti. Il mio tono vuole e vorrà sempre essere il più professionale possibile, non dico asettico ma credo che un comunicato stampa non debba lasciarsi andare a comunicazioni di parte, deve essere il più imparziale possibile. Quindi non parlare per esempio di arbitri che ci hanno rubato la partita o non parlare male di un altro giocatore, anche se fa il fallo più brutto. Magari scrivi “c’è stato un brutto fallo” perché oggettivamente è stato un brutto fallo ma non scrivi “quel criminale di…”, sembra scontato ma non lo è. Sono tanti gli uffici stampa che si lasciano andare alla comunicazione tifosa e secondo me non è professionale. Tanti organi di stampa prendono il tuo comunicato tale e quale e fanno copia e incolla e quindi non può essere il comunicato di un tifoso. Di conseguenza non bisogna neanche parlare male di un nostro giocatore. Mai focalizzarsi su una cosa negativa, piuttosto preferisco restare asettico. Tanto chi segue la squadra a livello giornalistico, di stampa o media ha tutta la facoltà di fare le sue valutazioni e non devono venire da noi, noi dobbiamo essere asettici. Qualche entusiasmo può starci, piuttosto qualche entusiasmo in più che qualche cosa negativa. Però tendo ad essere imparziale, senza dare giudizi, né negativi, né positivi, senza dare la miccia alla stampa per esaltare o criticare un giocatore. Lascio i giudizi agli altri e noi stiamo su quella che è la cronaca nuda e cruda della partita”.

Su comunicazioni e grafiche c’è un’ispirazione all’NHL? Se sì a chi in particolare?

Io e il grafico Daniele Nettel che tra l’altro fa sempre un lavoro straordinario ed è colui che ha creato il logo nuovo, abbiamo deciso di differenziare ogni anno le grafiche: gameday, risultato, citazioni. Cerchiamo di dare uno stile minimal, troppo pomposo e gonfiato non mi piace, anche se va tanto di moda nelle squadre dell’Est. Certamente andiamo un po’ in giro a vedere come lavorano squadre professionistiche dell’NHL e quest’anno ci siamo ispirati ai Detroit Red Wings che hanno colori simili ai nostri e anche per questo siamo andati a spulciare”.

Che feedback ricevete dalla città?

“Sempre molto importante e parlo anche di affluenza di pubblico. A differenza del calcio noi giochiamo una marea di partite durante la stagione, sia in trasferta sia in casa. Un conto è giocare ogni due settimane in casa, un conto è due-tre volte alla settimana, anche a livello di eventi devi sempre inventarti qualcosa. Nel corso degli anni abbiamo trovato nuovi appassionati e abbiamo avuto un aumento del pubblico. Abbiamo pagato il Covid ma meno di altre squadre e questo è stato il secondo anno più positivo a livello di media spettatori dopo il 2017-2018. Credo che sia un risultato enormemente importante soprattutto post Covid perché la gente si è disabituata ad andare allo stadio e poi c’è quella parte di persone che ha ancora paura. Vincere aiuta ma aver riportato una media di 3.000 persone – con così tante partite in casa – in regular season e poi aver riempito lo stadio in questo modo ai playoff è stato un risultato enorme. La città risponde soprattutto ai playoff, il vero fulcro della stagione, e gara 7 della finale credo che sia stato uno degli eventi sportivi con più richiesta nella storia dello sport altoatesino. Era una corsa al biglietto e siamo rimasti spiazzati. Abbiamo sicuramente commesso degli errori su cui possiamo migliorare in futuro. Purtroppo abbiamo avuto un problema molto grosso con la biglietteria a cui ci affidiamo, che ovviamente è un servizio esterno ed è andato in crash. Quelli che erano in fila sono ne hanno pagato le conseguenze e quindi c’è chi è rimasto senza biglietto nonostante fosse in attesa da tempo. La biglietteria si è scusata nei nostri confronti ma è chiaro che la faccia ce la mettiamo noi. Abbiamo ancora da imparare ma c’è da dire che non eravamo minimamente pronti a una cosa del genere. Per farti capire dopo gara 6 a Salisburgo, entro sul sito per pubblicare il comunicato e non riuscivo perché era in crash. C’erano già 15.000 persone in fila per i biglietti. Mi sono detto: “cosa sta succedendo?”. Anche nelle altre partite avevamo fatto sold-out ma era maturato qualche ora prima della partita e con calma. Sono sicuro che tanti che hanno seguito a lungo la squadra sono rimasti fuori e questo mi dispiace: vero anche però che se sei abbonato hai il tuo posto garantito. Se non sei abbonato può capitare di non farcela. È stato comunque un evento eccezionale che fa capire la risposta della città nei confronti di questa squadra che ha fatto innamorare il pubblico come poche volte in questi dieci anni”.  

Il rapporto con la curva e quanto è difficile gestirlo?

“La curva è un suo mondo. Tengo i rapporti con loro e cerco di fare un po’ da mediatore tra il vertice della società e il tifo. Siamo perfettamente consapevoli di quanto sia importante la curva per noi e per la squadra. Ogni giocatore – e non ce ne è uno – dice che Bolzano è uno dei posti più incredibili dove abbia mai giocato. Magari in giro per l’Europa ci sono stadi pieni ma è un modo diverso di fare il tifo, il nostro è più simile a quello calcistico e per un giocatore è sicuramente qualcosa di unico e speciale. Siamo quindi consapevoli di quanto sia importante per i giocatori ma non solo. Ci sono tanti tifosi che vengono allo stadio, magari anche in tribuna ma la curva fa parte dello spettacolo che vogliono vedere. Sentire cantare, ascoltare i cori, vedere le coreografie, è un plus ed è importantissimo per la società. Ecco perché cerchiamo di tenere un rapporto molto stretto con il tifo organizzato. La cosa bella è che in questi anni la curva è diventata una grande famiglia. Una delle trascinatrici dice sempre che la curva ha la forma del sorriso perché dentro c’è davvero di tutto. Non esistono simboli politici. Solo biancorosso. La curva racchiude persone di qualsiasi classe sociale, credo politico e religioso, bambini, donne, adulti e anziani ed è questo il bello. Sono tutti uniti solo ed esclusivamente per sostenere la squadra e tifare il Bolzano. Questo semplifica i rapporti perché sappiamo di abbracciare un pubblico in tutte le sue forme. D’altronde loro regalano atmosfera, cori, coreografie e fanno sempre un lavoro incredibile, meritano un’attenzione particolare”. 

Come funziona e come si gestisce il rapporto con mister e giocatori. Nelle interviste si vedono spesso calciatori sempre più abbottonati e nessuno si sbilancia mai. Anche da voi funziona così, ricevono qualche consiglio o sanno come comportarsi in sala stampa?

“Noi abbiamo sicuramente un ambiente diverso rispetto al calcio, meno ingessato. I giocatori però sanno come comportarsi con la stampa e se c’è qualcuno che si sbilancia, solitamente è il capitano, rimanendo sempre nelle cose che si possono dire. Lo spogliatoio nell’hockey è un luogo sacro, quello che succede e si dice nello spogliatoio rimane in spogliatoio e non c’è nemmeno bisogno di dirlo ai giocatori. Naturalmente c’è un confronto con me però ho piena fiducia in quello che dicono, in dieci anni non è mai successo che qualcuno dicesse qualcosa di sbagliato”.

Il rapporto con Knoll invece?

“Knoll si sa, il Bolzano è il suo giocattolo, il suo mondo. Lui ha creato tutto questo e se c’è sempre una squadra che vince o compete per vincere è grazie a lui. Vuole avere sempre tutto sotto controllo ma ha grande fiducia nei miei confronti e mi lascia la totale libertà dal punto di vista della comunicazione. Con lui ho un rapporto molto stretto, ci sentiamo spesso, su un milione di ambiti diversi, non solo dal punto di vista della comunicazione ma anche per sponsor, brochure, materiale sponsor e video. Credo che in questi anni la nostra collaborazione si sia fatta molto stretta e i risultati anche dal punto di vista della comunicazione si siano visti”.

Un ricordo di Michele Bolognini?

“A Michele devo tanto, tantissimo perché è stato il mio maestro e colui che mi ha aperto tantissime strade per il lavoro dei miei sogni. Già al liceo scrivevo i finti comunicati stampa del Bolzano Hockey. È da lui che ho imparato i rudimenti della radiocronaca ed è lui, insieme all’amico Thomas Laconi, che prendevo da esempio per le mie prime radiocronache. Il primo anno di Ebel nel 2013-2014 con Michele ci siamo divisi le trasferte del Bolzano viaggiando con la squadra per fare le radiocronache delle partite in trasferta. Da lì si è rafforzato il rapporto e l’amicizia. Da lui ho imparato tanto e grazie a lui – purtroppo quando c’è stata la sua malattia ha dovuto lasciare le telecronache su Video Bolzano 33 – ho avuto l’onore e l’onere di prendere la sua eredità e realizzare quello che per me era un sogno, ovvero le telecronache in tv. Sempre a tal proposito, la sua malattia gli ha impedito di fare le telecronache delle Olimpiadi 2022 su Eurosport, compito che ha lasciato a me e quindi ho potuto fare anche quell’esperienza meravigliosa. E per ultimo ho preso la sua eredità anche per l’Ufficio Stampa della Nazionale italiana di Hockey. È stato un maestro, un esempio, un amico, lo porterò sempre nel cuore perché gli devo tantissimo”.

Stefano Rossi

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