Bertoldi, mister 300 gol e quella proposta in Asia…

Se si digita in Internet “calciatori da 300 gol”, Wikipedia offre un elenco con solo una sessantina di giocatori capaci di gonfiare la rete ben trecento volte in carriera. Nella lista non figura però Fabio Bertoldi, attaccante di provincia e mai professionista, che ha raggiunto questo difficile risultato in 412 presenze. “E’ un bel traguardo che mi ripaga di tanti sacrifici. Alle spalle ci sono sicuramente tanto allenamento, passione e serietà. Il duro lavoro ripaga sempre”, afferma orgoglioso.

Bertoldi, oltre al calciatore dilettante nel Weinstrasse – formazione che milita in Promozione -, lavora in un’azienda di soccorso stradale perché, anche se qualche dilettante può vivere di calcio, il suo consiglio è di non contarci troppo: “Bisogna avere una professione, qualcosa di concreto alle spalle e dopo concentrarsi sul calcio come un hobby, facendolo pur sempre seriamente. Sconsiglio di farlo nei dilettanti come prima professione, ci sono troppe dinamiche e da un giorno all’altro potresti rimanere per strada”. Bertoldi si definisce una punta moderna che si muove su tutto il reparto avanzato, un modo di giocare che gli ha permesso di andare a segno 300 volte, arrivando alla cifra tonda il weekend scorso – alla quattordicesima giornata di Promozione – nel 4-0 contro il Natz. Inseguiva quota trecento da tempo e per raggiungerla gli serviva una doppietta. E doppietta è stata. Primo gol alla mezz’ora della seconda frazione di gioco, il secondo cinque minuti più tardi ed obiettivo raggiunto. Ci confessa che ci teneva tanto ma sul momento non se ne era accorto, in quanto era concentrato sulla partita. “Dopo aver segnato sono venuti tutti i miei compagni ad abbracciarmi, sapevano anche loro quanto ci tenevo. È stata una gran bella sensazione. In campo non avevo preparato nulla. Finita la partita ho festeggiato con i miei compagni, la maglietta di rito e poi la festa si è trasferita al bar. Sono molto contento”,afferma soddisfatto l’attaccante.

Ripercorriamo un po’ i suoi gol e ci svela che ne ha un paio a cui tiene particolarmente: “Il più famoso e quello che si conosce meglio è quello con l’Alense che ha vinto anche il premio come miglior gol della Lega Nazionale Dilettanti nel 2017 ma sono molto affezionato anche a un gol in contropiede col Calciochiese”, mentre – seppur tutti i gol siano difficili – considera più complicati quelli in serie D con il Levico, in quanto hanno un peso diverso a livello di palcoscenico, budget e risultati.

Gli chiediamo anche come sia possibile che un attaccante con i suoi numeri – quest’anno 12 gol in 8 presenze – e un piccolo passato nelle giovanili nel Chievo Verona non abbia mai raggiunto il professionismo: “In realtà ci ho anche provato perché sono andato a fare uno stage in Asia per vedere se c’erano le basi per fare il professionista. In Italia è stato molto più difficile perché dopo i 23-24 anni è difficile trovare qualche sistemazione adeguata. Sono comunque molto felice degli anni che ho fatto in serie D e di quelli al Bozner perché, anche se non erano tra i professionisti, sono state fatte cose importanti che rimarranno”. Incalziamo sull’esperienza nel continente asiatico: “Un agente FIFA di Rovereto mi aveva proposto di andare lì che c’era la possibilità di fare uno stage con delle società professionistiche che avevano visionato dei filmati dei miei gol e delle mie partite. Ho accettato e ho fatto una ventina di giorni con la squadra. Era andata bene perché mi ero trovato a mio agio e anche la società era rimasta contenta visto che avevo ricevuto una proposta. Avevo deciso, però, di non accettarla e di accogliere quella del Levico in serie D”.

Ora Fabio Bertoldi sogna di arrivare a quota 400 gol. In molti gli dicono che non ci arriverà mai ma queste chiacchiere lo caricano ancora di più. Poi, a 33 anni, spera di divertirsi ancora tutte le domeniche e magari di vincere un altro campionato.

Stefano Rossi