Astrazeneca: radiografia del vaccino per i docenti altoatesini

BOLZANO. Vaccino AstraZeneca: andiamo ad analizzare la ricerca su Lancet. Il vaccino di Oxford, infatti, presenta delle caratteristiche interessanti e soprattutto con mezza dose ci sono effetti da descrivere e su cui ragionare.

Era dicembre e la rivista scientifica Lancet pubblicava: “il vaccino di AstraZeneca ha un’efficacia del 62,1% se somministrato in due dosi intere, ma sfiora il 90% per chi si è visto inoculare solo mezza dose seguita da una intera”. Un dettaglio fondamentale, una ricerca che sposta gli equilibri del prodotto, un 30% di range sull’impatto.

In realtà nasce tutto da un errore…

La maggior efficacia nasce da un errore: il prodotto, infatti, è stato somministrato in forma ridotta a 2.700 volontari (su 23mila). Errore tecnico, che ha portato però chi avesse una dose e mezzo ad avere più percentuale d’immunità.

Perché si è rilevato questo?

Pare che il nostro sistema immunitario reagisca con quantità minori e si metta in moto con vigore. Non solo, sembrerebbe che il vettore su cui viaggia l’adenovirus modificato risulti “più attaccato” dal nostro corpo.

Il pasticcio con Ema

L’azienda ha da subito dato via a studi in grado di quantificare la correttezza del dosaggio ma ormai i documenti per ottenere l’approvazione (con dosaggio standard) erano stati già inviati ad Ema. L’Agenzia del Farmaco ha quindi dato il via libera certificando però un 62,1% d’efficacia, l’Aifa (l’Agenzia del Farmaco italiana) ha inoltre raccomandato l’uso solo sugli under 55. AstraZeneca per avere il via libera per la dose e mezzo avrebbe dovuto rimodulare la sperimentazione da principio. Strada non possibile viste le commesse ordinate da mezzo mondo e la concorrenza.



Furto di dati

AstraZeneca ha subito l’attacco d’alcuni hacker, i quali avrebbero cercato di rubare dei dati sul vaccino, molto probabilmente sull’efficacia. Secondo Reuters si sarebbe trattato di un attacco coordinato e mirato di matrice nordcoreana. Ciò però non avrebbe prodotto nulla di rilevante come ipotizzato, nel Dark Web le mail ritrovate avrebbero solo riguardato il tentativo d’aggancio (come finti reclutatori d’alte professionalità) a membri operativi del progetto.

Gli hacker non hanno preso di mira subito il sistema informatico della società farmaceutica, ma avrebbero ingannato alcuni membri del personale operativo del progetto, spacciandosi per reclutatori di alti profili professionali.

Varianti ed efficacia

Pfizer viaggia attorno al 95%, mentre Moderna è sul 94,5% questo è vero, ma tutti i vaccini proteggono da casi gravi e da rischi di ospedalizzazione con risultati tra il 90 e il 100%. La stessa AstraZeneca ha elaborato una ricerca in cui s’evince un’efficacia del 10% contro la variante sudafricana del Covid-19, secondo il dato rilevato dall’Università di Oxford insieme a ricercatori dell’University of the Witwatersrand. Secondo un’ulteriore ricerca, il vaccino Pfizer/BioNTech, risulterebbe invece efficace anche contro la mutazione del virus identificata per prima in Sudafrica (variante N501Y e E484K). La ricerca Galveston della University of Texas, si limita però ad una verifica condotta su 20 destinatari delle vaccinazioni targate Pfizer.

Dati ancora acerbi

Oltre ad una difficoltà sempre maggiore riguardo il tracciamento, risulta molto complesso in questa fase comprendere coperture vaccinali su varianti. Oltre a ciò ci si mette la catena di contagio, non ancora spezzata, a causa dell’impatto non proprio massivo dei piani vaccinali mondiali. I contagi mondiali sono in diminuzione (dato Oms) ma il sentore è che in molte parti del globo sia saltato il sistema di conteggio.

Marco Pugliese (Unione Giornalisti Scientifici, Ugis)

 

 


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