Appoloni, nuovo presidente della Federazione Ciclistica: “In Alto Adige servono impianti

BOLZANO. “Siamo in una situazione particolare. Guardare lontano è difficile, bisogna affrontare giorno per giorno i problemi”, dice Paolo Appoloni, neo Presidente della Federazione ciclistica italiana – Comitato Alto Adige Südtirol, il quale prende il posto in un periodo complicato per il ciclismo e lo sport in generale, dopo la lunga (e vittoriosa) carica di Nino Lazzarotto.

Come è nata la passione per il ciclismo?

“È nata ancora moltissimi anni fa, quando da ragazzino facevo pattinaggio di velocità. D’inverno ci si allenava e si gareggiava sul ghiaccio e d’estate si faceva, per tenersi in forma, ciclismo.

Non ha mai gareggiato?

“Ho fatto qualche garetta amatoriale negli anni ’90”.

Le prospettive per il ciclismo altoatesino e gli obiettivi che vorrebbe raggiungere?

“Adesso siamo in una situazione particolare. Guardare lontano è difficile, bisogna affrontare giorno per giorno i problemi. È un po’ difficile ora avere degli obiettivi, sicuramente c’è quello di tenere alto dal punto di vista atletico e sportivo il ciclismo ma anche quello di diffonderlo. In Alto Adige il numero di ciclisti è elevato, soprattutto però dal punto di vista ludico e non agonistico. Al momento ci troviamo con circa 1200 tesserati, anche se c’è stato un grosso calo a causa del Covid-19 e ora speriamo piano piano di riprenderci. Le normative ci frenano, nonostante il nostro sport – rispetto ad altri – abbia avuto la possibilità di continuare. Abbiamo potuto allenarci e fare qualche gara di ciclocross durante l’inverno. Il movimento ha continuato a muoversi ma adesso che comincia la stagione estiva ci sono difficoltà nell’organizzare gare, ce ne sono poche. Gli organizzatori, con la gestione della problematica Covid-19 durante le corse, fanno fatica e tante società rimandano a tempi migliori. Per organizzare una gara serve una commissione Covid-19, un responsabile per evitare la diffusione della pandemia e adesso c’è anche la problematica con i tamponi, tra chi lo ha e chi no. In Alto Adige siamo “fortunati” perché vengono fatti a livello provinciale gratuitamente e le nostre società possono verificare lo stato di salute degli atleti prima di corse e allenamenti. Questo però non succede nel resto d’Italia, ciò aumenta le difficoltà e poi è tutto così poco chiaro, ogni giorno possono cambiare le normative. È difficile. Come obiettivo sportivo dobbiamo crescere ancora tanto, anche se abbiamo buoni elementi. È un movimento che mi dà fiducia per i prossimi anni”.

A proposito di Covid-19 alcuni sport sono stati tartassati, come palestre e impianti sportivi che sono rimasti chiusi. Le ordinanze invece permettevano di correre o andare in bicicletta, pensa che ciò abbia “aiutato” il ciclismo a farsi conoscere?

“Senz’altro ma dal punto di vista ludico il ciclismo non ha bisogno di farsi conoscere. L’Alto Adige è forse la provincia dove c’è, rispetto al numero di abitanti, il più alto numero di ciclisti non agonisti che usano la bici come passatempo. Dal punto di vista agonistico invece c’è stato un calo pure nell’amatoriale, a causa dell’assenza di gare. In quest’ultimo periodo ho notato un incremento dei giovanissimi rispetto allo scorso anno, dovuto anche al fatto che probabilmente c’era la possibilità di andare in bicicletta, muoversi, e allora qualche ragazzino si è dato al ciclismo, anche se l’attività agonistica per i giovanissimi è stata posticipata ad inizio giugno”.

Come si sente in questa nuova veste?

“Non è facile, anche se continuo ad avere un grosso aiuto da Nino Lazzarotto, il presidente uscente. Mi dà una mano perché al di là del passaggio di consegne ci sono anche dei passaggi che avvengono piano piano, le informazioni sono tantissime. La gestione di un Comitato non è semplice. Ho delegato ai vicepresidenti e consiglieri alcuni settori, il lavoro non è poco e voglio coinvolgere anche loro per il futuro”.

Quali sono i problemi di svolgere ciclismo in regione e di cosa avrebbe bisogno il movimento per crescere in Alto Adige?

“Intanto gli impianti per quanto riguarda i giovanissimi. Adesso ci troviamo un ciclodromo in fase di progettazione a Laives ma anche a Bolzano manca qualcosa di simile per gli allenamenti dei piccoli. Le strutture ci possono aiutare. Il settore fuoristrada sta cercando di organizzare centri territoriali per mountain bike, bmx, downhill e via dicendo. Le nostre società possono proporsi per organizzare un centro di riferimento federale in questi settori. Potrebbe essere un forte sviluppo per il movimento”.

A proposito di ciò, in un’intervista, Lazzarotto aveva detto che il suo più grande rammarico era stato quello di non essere riuscito a dare un posto sicuro ai bambini per allenarsi…

“Certo adesso dovrebbe partire quello di Laives, ho avuto rassicurazioni sia dal Comune di Laives che dall’Ufficio Sport della Provincia: entro quest’anno dovrebbero partire i lavori. Poi vedremo anche per le altre città più grandi, come Bolzano, Merano e Bressanone. A Merano stanno ampliando il bike park per l’attività giovanile, queste strutture si dovrebbero diffondere in tutto il territorio. Dobbiamo incrementare il numero delle nostre cinque scuole di ciclismo, di BMX a Bolzano, di MTB a Pichl-Gsies, Nalles, Sarentino e Merano, in attesa della prima scuola di ciclismo per la strada”.

Fondamentale la sicurezza per bambini e ragazzi in bici viste anche le recenti morti, l’ultima pochi giorni fa?

“Allenarsi in un bike park o in un ciclodromo favorisce la sicurezza, la strada è la strada e i pericoli ci sono sempre. Anche i genitori sapendo che i figli vanno su strada hanno remore a portare i loro bambini a provare, se invece sono in un bike park o in un ciclodromo aumenta la fiducia di lasciarli pedalare”.

Rispetto ad altre regioni come Toscana o Lombardia le squadre da noi sono sicuramente meno. La causa è la poca cultura del ciclismo? Se sì cosa fare?

“Abbiamo ragazzi/e che vanno forte, solo che molto spesso lasciano le nostre società per andare in altri comitati quando arrivano nelle categorie superiori, in particolare quelli del settore strada. Stiamo lavorando per mantenere qua i nostri giovani, i nostri junior, ma c’è ancora da lavorare molto. In Alto Adige non manca la cultura del ciclismo siamo quelli che pedalano di più rispetto al resto d’Italia, il problema è che dal punto di vista agonistico non sono così tanti i ragazzi. Comunque se facciamo le proporzioni con il numero di abitanti, il numero più alto di tesserati ce l’hanno Valle d’Aosta e Trentino, poi ci siamo noi. Bisogna considerare che noi siamo una provincia, Lombardia, Toscana e Veneto sono regioni con molti Comitati provinciali”.

Come avvicinare allora i bambini all’agonismo?

“Devono avere lo stimolo da un nostro atleta di rappresentanza che va forte e poi avere questi centri protetti che danno fiducia ai genitori per far allenare i figli in modo sicuro. Abbiamo l’esempio di un forte gruppo di atleti su strada, pista e fuoristrada che hanno indossato maglie e vinto medaglie mondiali, europee e italiane. I numeri ci sono è che poi spesso questi atleti escono dal nostro Comitato, anche perché gestire una società d’alto livello ha costi elevati e servono persone con molto entusiasmo”.

Si dice ormai da anni che l’Italia non sforna più campioni perché i settori giovanili sono in crisi. Cosa ne pensa?

“Penso che ci siano degli alti e bassi sempre, ci sono periodi in cui si va forte e dove si vince e poi c’è il periodo di calo. Qualcuno dice che facciamo crescere troppo velocemente i giovani, chiediamo loro subito i risultati e quindi li bruciamo. All’estero forse lavorano con più svago, più liberi di gareggiare senza dover per forza vincere. Sono pochi i campioni italiani giovanili del fuoristrada che proseguono fino al professionismo. Qualche volta ci facciamo male da soli guardando solo i nostri numeri ma vorrei vedere anche quelli delle altre Nazioni e capire quanti sono gli agonisti o i ragazzini che partono e arrivano al professionismo. È la vita, ci sono alti e bassi, c’è il giorno e c’è la notte ma bisogna continuare a pedalare”.

Stefano Rossi

Foto Pexels

 


Il video del giorno