A Bolzano un centinaio di persone dorme al gelo: emergenza senza soluzione

BOLZANO. E’ arrivato il gelo. Centinaia di persone, a Bolzano, lo sentono nelle ossa e cercano di fare in modo che la morsa non tronchi il respiro durante la notte. Il punto di partenza di una situazione nuovamente emergenziale è che ci sono decine di uomini e donne che non dormono in un posto caldo in città. Rischiando. Il numero esatto è molto complicato da quantificare e balla tra la stima di “meno di un centinaio” fatta dal Comune e “tra i 100 e i 150” calcolati dai volontari che assistono molti di loro. La domanda più importante, però, è come fare per metterli in sicurezza? A maggior ragione considerando che quest’anno non ci sarà nemmeno la Winterhaus di Heiner Oberrauch che lo scorso inverno, in via Carducci, garantì 40 posti coperti. La struttura è, al momento, in fase di ristrutturazione. Una situazione che si incastra anche tra le difficoltà di comunicazione tra Comune e Provincia. E fuori la temperatura cala con la neve dietro l’angolo.



“Più di 120 persone vivono questa terrificante situazione” spiega Karin Cirimbelli che gestisce il progetto collegato a Maso Zeiler con l’associazione Sos Bozen. “Purtroppo non riusciamo ad evitare che si parli sempre di emergenza quando, ormai, si tratta di una mancanza cronica più che emergenziale. Il Covid c’entra poco stavolta, a parte l’aver aggravato la situazione con la chiusura della mensa Clab e di piazza Verdi. In questo momento anche quelle poche ore che queste persone passavano al caldo sono state spazzate via”. Come se ne esce? “Il primo grande ostacolo normativo è la Circolare Critelli che non prevede assistenza per i richiedenti asilo che non arrivino dal Ministero. Di fatto mette decine di persone in strada senza permettere loro di accedere ai centri di accoglienza attendendo i tempi eterni del Commissariato di Governo. Il secondo è il più facilmente intuibile: c’è bisogno di una strutturale capace di accogliere queste persone”. Una linea condivisa da Federica Franchi di Bozen Solidale che ieri, con un post, ha sottolineato la criticità della situazione. “Abbiamo nuovamente portato a galla questa crisi continua e vergognosa per un territorio ricco come il nostro. Ci sono persone che passano 24 ore continuative al gelo senza avere scappatoia. Per fortuna che l’amministrazione comunale ha riaperto almeno due punti acqua alle fontane altrimenti sarebbero rimasti anche senza quella. Bisogna subito trovare una struttura per accoglierli oltre a Via Comini, Conte Forni e quelle che già ci sono. E’ ridicolo avere il timore che questo aumenti il numero di senzatetto in città. Gran parte di queste persone sono le stesse da anni e molte sono semplicemente quelle che andavano alla Winterhaus lo scorso inverno. Non possiamo pensare di aspettare ogni anno la generosità di qualche privato”. La seconda via d’uscita sarebbe più duratura. “Come Bozen Solidale stiamo cercando di dare vita ad un progetto che permetta a queste persone di essere ospitati in una struttura a fronte di un affitto calmierato e di un’occupazione. Con il Comune di Bolzano si era parlato di istituirlo al civico 100 di via Roma (ex sede Assb) ma siamo fermi. Non è semplice perché i privati non vogliono affittare i loro immobili per questo tipo di uso. Il Comune di Padova, per esempio, ha stanziato oltre 700.000 euro per intervenire negli appartamenti sfitti rendendo più facile e snella la gestione dei costi. Una strada percorribile a volerlo”. Una struttura sarebbe anche stata individuata. “A Laives in Zona Industriale c’è l’ex Sprar che sarebbe perfetta. Attrezzata, chiusa da tempo e anche lontana da eventuali zone residenziali. Bisogna capire cosa ne pensa il primo cittadino Christian Bianchi…”. Ognio mercoledì dalle 17.30 alle 19.00, intanto, al civico 77/F di via Dalmazia Bozen Solidale raccoglie coperte, sacchi a pelo, vestiti o generi alimentari da distribuire.



Trovare una struttura, dunque, spetterebbe alle amministrazioni ma qui si è innescato un palleggio (cortocircuito) sull’asse Comune-Provincia. “Tre settimane fa abbiamo scritto all’assessorato al sociale e al patrimonio di Palazzo Widmann perché ci indichino gli edifici dove poter istituire la nuova Emergenza Freddo” spiega l’assessore comunale al sociale Juri Andriollo. “Non abbiamo ricevuto alcun tipo di risposta. Considerando che stanno chiudendo gli Sprar contribuendo a questa difficile situazione ci aspettiamo che siano loro a trovare una soluzione finanziandola”. “Chiariamo che non si tratta di una risposta che può arrivare in due giorni – replica l’assessore provinciale Massimo Bessone – perché la mail è stata inviata al Sociale che l’ha poi girata al nostro direttore di Ripartizione Daniel Bedin che ha avviato un’indagine molto seria. Ci vuole tempo. Purtroppo la risposta che invieremo a giorni anche al Comune è che non ci sono edifici di proprietà provinciale adeguati per questo servizio”. Domani la minima sarà -5 gradi.

Alan Conti

25 MASCHERINE FFP2 OGGI A 7 EURO SU AMAZON