A Bergamo nasce il “Bosco della Memoria” per non dimenticare le vittime di Covid 19

BERGAMO. La tragedia di questo virus ha toccato tutti, in maniera trasversale si è propagato in tutto il Paese colpendo indistintamente giovani e anziani, ricchi e poveri, medici infermieri e personale sanitario. In questo purtroppo il virus è stato democratico, non ha fatto distinzioni e chissà ancora quante persone colpirà.

Ma c’è stato un momento nel nostro paese, che come spettatori impotenti, abbiamo visto questa pandemia piegare e falciare una sola regione. Chiusi al sicuro nelle nostre case, guardavamo l’orrore consumarsi sotto i nostri occhi. La Lombardia e in particolare Bergamo, hanno pagato durante la prima ondata un prezzo altissimo. Intere vallate quasi rase al suolo, svuotate in termini di vite umane. Mai potremmo dimenticare le bare accatastate e portate via dell’Esercito Italiano. Colonne di camion silenziose, dignitose, al calar della notte intraprendevano quel viaggio di disperazione. Perché lì in quelle bare abbiamo sentito forte la perdita di nostri fratelli di cui non conoscevamo nomi o vite ma che erano entrati nei nostri cuori. Persone che il fato aveva deciso di prendere, ignari e inconsapevoli di quello che stava accadendo. Una cosa terribile, atroce e il solo pensiero ancora oggi ci spezza.



In virtù di questa guerra non voluta e non percepita, è nato un progetto proprio a Bergamo in un parco vicino l’ospedale Papa Giovanni XXIII, che si chiama ‘Il Bosco della Memoria’ per tutte le vittime di covid. Ricordiamone il numero, quasi 30.000 persone. Già da qualche giorno è partita una raccolta fondi. I costi del progetto saranno coperti da diversi sponsor che parteciperanno insieme al Comune di Bergamo che ha lanciato la raccolta fondi e all’Associazione di Comuni Virtuosi. Solo una piccola parte verrà lasciata libera, per far sì che ogni comune cittadino possa partecipare. Il desiderio è quello di creare qualcosa di vivo, vivibile e dinamico che sia un ricordo perpetuo della tragedia ma al contempo luogo di rinascita e aggregazione. Il 18 marzo verrà piantato il primo albero, e credo sarebbe bello se tutti potessimo vedere che lì in quell’esatto posto dove la speranza e la vita hanno ceduto alla devastazione, oggi sorge la voglia di rinascita e un’atmosfera intima ma cara a tutti di chi continuerà a vivere nei ricordi e nei racconti di molti.

Manuela Piazza

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