Livia Bertagnolli: “Al Vivaldi di Bolzano ho realizzato il mio sogno nella musica”

BOLZANO. Una passione da vivere e da tramandare e una seconda casa, il palazzo in piazza Parrocchia a Bolzano sede dell’Istituto Musicale Vivaldi che l’ha scelta un paio d’anni fa come direttrice.  Questa è Livia Bertagnolli, una vita dedicata alla musica, ispirata da una famiglia di musicanti.
“Sì la passione è nata proprio in casa. La mia era una famiglia direi, appunto, non proprio di musicisti ma di musicanti. Già mio nonno materno, Emilio Clementi, mi raccontava che, richiamato in guerra, fu proprio il maestro Mascagni a scrivere una lettera per ritardare la sua partenza dato che avrebbe dovuto cantare come corista nell’Iris. Spettacol oche sarebbe andato in scena di lì a poco al Teatro Verdi. Questo forse è il primo aneddoto familiare che mi lega alla musica ma anche i miei genitori ne erano appassionati e si sono conosciuti cantando nei cori”
Come è stato in questo ambiente già musicale il suo primo approccio con la musica, la sua chiamata?
“Il mio babbo suonava il pianoforte e a casa quando ero piccola, logicamente, c’era un piano. Per me era inizialmente solo un bellissimo giocattolo che faceva incantevoli suoni. Lì seduta cantavo con mia sorella le canzoni dello Zecchino d’oro. Poi, pian piano, è arrivato lo studio. È stato un percorso nel solco degli affetti familiari e possiamo dire che ancora la musica per me rappresenta parte della mia vita affettiva”
Una giovane ragazza che amava suonare e si dedicava con impegno allo studio della sua arte, ma quali erano i suoi sogni?
“Sicuramente di sogni legati alla musica ne ho avuti molti. Ecco diciamo che non c’era quello di dirigere la scuola di musica (ride). C’era, ad esempio, quello di diventare una pianista: ho immaginato anche di partecipare al Busoni, poi ho capito che forse non era il caso ma in fondo ad ogni sogno posso dire che sicuramente c’era il desiderio di vivere della mia passione e di trasmettere la musica come una gioia. Sognavo che la musica diventasse la mia vita e quel sogno l’ho fortunatamente realizzato.  Volendo ora mi manca un po’ suonare ma in cambio ho la possibilità di promuovere la musica nella dimensione del piacere di farla”
Nel momento in cui un ragazzo sceglie di intraprendere una carriera artistica come lei ha fatto, la famiglia non sempre reagisce bene. Spesso spinge il ragazzo a trovarsi anche “un lavoro vero”, un piano B: a lei com’è andata?
“Nella mia famiglia per fortuna è stato sempre considerato un lavoro vero la musica, come in effetti è. Devo anche dire che i miei primi soldi li ho guadagnati proprio con la musica, facendo piano bar.  Comunque, diciamolo chiaramente, ingaggi stratosferici in questo mondo tranne che per chi ha già raggiunto la fama non esistono, soprattutto è difficile nel mondo della musica classica. Nel mondo della musica commerciale forse è più facile trovare una strada per poter guadagnare e infatti per me il primo lavoro è stato questo. Suonavo nei locali, ero apprezzata e mi sono fatta una piccola “musina”. Un musicista percorre diverse strade per cercare di mantenersi e non è una ricerca facile. Poi ad un certo punto si è aperta la prospettiva lavorativa dell’insegnamento all’interno dell’Istituto Musicale e la mia reazione è stata proprio quella di pensare “ok, sono a casa”. Insegnare lo strumento che amo, tramandare la mia passione e facendolo guadagnarmi il pane: un sogno insomma”

Poi è arrivata addirittura la possibilità di dirigere l’Istituto, come è successo e come ha vissuto il cambiamento?
“Prima c’è stato un altro passaggio. Avevo creato belle relazioni all’interno della scuola e ad un certo punto l’allora direttrice mi ha chiesto di diventare la sua vice. Ho accettato con molti dubbi ma probabilmente ci aveva visto giusto perché è stato un bel periodo e ho potuto anche notare come la scelta fosse apprezzata dai colleghi.  Quando poi c’è stato il concorso ho fatto una bella analisi di ciò che volevo davvero perché dirigere l’Istituto voleva dire veramente cambiare ottica e completamente modificare attività.  Comunque alla fine l’ho fatto e l’ho vinto.  Il fatto di aver vinto il concorso mi ha dato la certezza di aver fatto la scelta giusta perché se una commissione ha valutato che possa essere io a dirigere questa scuola vuol dire che ho fatto bene a provarci. Non volevo essere il dirigente sbagliato, perché io questa scuola la amo profondamente. Ho un senso di gratitudine verso l’Istituto Vivaldi perché è stata la mia vita”
Come vive il cambiamento ora che è passato un po’ di tempo?
“Cambiare strada vuol comunque dire ampliare gli orizzonte. Un musicista vede la musica, un direttore vede tutto quel mondo che sta dietro ad una scuola come questa e questo arricchisce parecchio. È stata un’ulteriore crescita che, raggiunta una certa età, è comunque motivo di gioia”
L’istituto ha allievi di diverso tipo e diverse età, qual è la cosa che li spinge ad iscriversi? È il desiderio di conoscere la musica? Il desiderio di capire se possa essere un’eventuale strada da percorrere anche come professione? O sono anche persone che vogliono vivere una passione arrivati ormai ad una certa età? Che cosa vede nei suoi allievi, quali sono le loro motivazioni?
“Sono tutte queste. Non è una scuola professionalizzante quindi non è solo il desiderio di far carriera, però c’è anche quello. Noi accogliamo allievi dai 4 ai 90 anni e le motivazioni sono diversissime. I genitori del bambino piccolo magari lo iscrivono perché sanno che è importante conoscere la musica e hanno assolutamente ragione. Nel bambino più grande magari è la voglia di sperimentare che lo spinge o la curiosità di conoscere strumenti nuovi, come nel corso “Suono per 4” in cui in un anno scolastico gli allievi provano quattro strumenti diversi. Arrivano anche i ragazzi che amano stili diversi di musica (magari non quella classica accademica del conservatorio) e da noi trovano un’offerta di percorsi in tutti gli ambiti e i generi. Vengono per imparare bene con insegnanti veramente validi, con la voglia magari di tentare una carriera nel mondo della musica “commerciale”
Avete corsi fuori dal comune?
“Certo per esempio il corso di viola da gamba. Uno si potrebbe chiedere, perché dovresti suonare la viola da gamba? Ma perché sì, perché magari ti interessa, ti piace il repertorio di questo strumento e ti va di studiarlo. Insomma ci sono tantissime possibilità sul nostro territorio per imparare la musica bene, noi copriamo anche tutto il resto. Inoltre i nostri insegnanti costruiscono un percorso di apprendimento strumentale o vocale sulla persona e non sul programma. Noi accogliamo l’allievo con i suoi interessi e cerchiamo di trovare il modo più alto e più qualificato per dargli ciò che ama. Poi cerchiamo anche di ampliarne gli orizzonti, di far vedere che esiste anche altro e magari se è il caso indirizzarlo anche verso una professione. Abbiamo anche tanti ex allievi di conservatorio che amano suonare e lo fanno da noi”
Si creano anche bellissime formazioni in seno al Vivaldi, a voi piace far suonare le persone insieme.
“Scoprire la bellezza e l’importanza di suonare insieme sta al centro del nostro lavoro. Soprattutto ai più piccoli fin dall’inizio viene fatta sperimentare questa parte della musica. I nostri insegnanti, poi, sono incredibili nel creare musiche bellissime anche con gruppi di allievi veramente alle prime armi”
Una scuola con al centro i bisogni e le passioni dell’allievo quindi?
“Si ma anche da noi viene richiesto un certo impegno.  È giusto che ci siano anche i momenti di verifica e servono a far capire all’allievo il frutto della sua applicazione. Sono un attestato “ti sei impegnato e sei arrivato fino a qui e quindi se ti impegni di più puoi arrivare più lontano” Tutti applicandosi possono fare musica, l’istituto Musicale Vivaldi non è una scuola selettiva ma una scuola inclusiva”
Dal suo punto di vista privilegiato si è fatta un’idea di come siamo messi in provincia di Bolzano? Siamo una provincia musicale?
“Sì, se ci mettiamo a confronto con il resto del Paese posso affermare che siamo assolutamente una provincia molto musicale, più della media. Prova ne è che diversi degli insegnanti che operano qui all’Istituto arrivano da altre province, evidentemente perché non hanno trovato nel loro luogo dove vivono una scuola come la nostra. E parlo di insegnati veramente bravi e con carriere importanti. Siamo una realtà unica sul territorio nazionale, siamo preziosi. Nella nostra terra almeno dal punto di vista della formazione musicale abbiamo una sensibilità che non si trova nel resto d’Italia. Il Vivaldi è un gioiellino e come tale dobbiamo trattarlo, io per prima”.
Linda Baldessarini
Foto in bianco e nero Alessandro Goldin

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