L’appello delle docenti: “Servizio d’emergenza anche per le scuole medie in Alto Adige”

BOLZANO. “I ragazzi che frequentano la scuola media hanno meno di 14 anni, il limite per l’abbandono di minore. Perché in Alto Adige non si attiva anche per loro un servizio d’emergenza?”. Muove da questa considerazione la richiesta di un gruppo di mamme, molte delle quali insegnanti della scuola primaria, rivolta alla Provincia di Bolzano per l’attivazione delle lezioni in presenza nelle scuole secondarie di primo grado (brevemente proprio le medie). Hanno scritto all’assessore Giuliano Vettorato e al sovrintendente Vincenzo Gullotta. “Ci allontaniamo da casa per garantire un servizio fondamentale a tutte le categorie essenziali. Tra cui rientriamo anche noi stessi come docenti. Peccato, però, che siamo contestualmente costretti a lasciare a casa i nostri figli che frequentano le medie. Da soli davanti ad un computer ed agganciati ad una linea wi fi: a volte anche per sette ore consecutive. Siamo i primi ad insegnare a bambini e genitori, a scuola, di navigare consapevolmente con l’assistenza costante di un adulto e poi siamo messi nelle condizioni di abbandonare i nostri figli da soli con il tablet o lo smartphone. In un’età molto delicata. La contraddizione pare evidente. C’è davvero così tanta differenza tra i bisogni di un alunno di quinta primaria e uno della scuola media? Un’altra strada potrebbe essere una rimodulazione dell’orario o congedi parentali ad hoc per permetterci di giostrarci tra queste due esigenze”.

Attivare il servizio d’emergenza anche alle scuole medie, però, non sarebbe semplice come cliccare un tasto di accensione. “Questa soluzione – spiega l’assessore provinciale competente Vettorato – nasce in realtà per cercare di contenere il più possibile spostamenti e presenze in aula. E’ complicata e va inquadrata all’interno di un’emergenza sanitaria che ha i dati che conosciamo. Tutti dobbiamo fare la nostra parte e purtroppo siamo costretti a chiedere anche questo tipo di sacrifici per mettere quanti più freni possiamo alla diffusione epidemica”. Va tenuto conto, inoltre, che il servizio d’emergenza rimane comunque uno strumento di distinzione sociale nel senso più tecnico del termine (e non negativo o offensivo). Inserisce, infatti, delle differenze di accesso ad una tipologia di servizio (la didattica in presenza) in base alla professione. Oltretutto con confini anche di difficile determinazione per il grado di essenzialità di ogni lavoro. Uno strumento delicatissimo che, anche in ragione di questa sua natura, la Provincia cerca di toccare il meno possibile.

Alan Conti

 

 


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