In Alto Adige apre la prima scuola di ungherese

Melinda Kindl

BOLZANO. “Parlare a qualcuno in una lingua che comprende consente di raggiungere il suo cervello. Parlargli nella sua lingua madre significa raggiungere il suo cuore”. Nelson Mandela pensava questo e non aveva torto.
La lingua madre è la lingua del cuore e riveste un’importanza ancora maggiore quando ti trovi a crescere i tuoi figli lontano dal tuo paese d’origine.
Convinta di questo l’Associazione degli Ungheresi in Alto Adige ha lottato a lungo ed è finalmente riuscita a mettere in piedi una scuola di lingua per i figli dei loro connazionali che vivono, lavorano e crescono le loro famiglie qui nella nostra provincia.
Melinda Kindl ne è la fiera ed attivissima presidente e con lei ho parlato dell’importanza di questo progetto.

Melinda, noi ci siamo conosciute quest’estate nell’ambito delle elezioni comunali e lì, tramite te,,sono venuta a conoscenza della bella realtà ungherese che esiste qui a Bolzano e nella nostra provincia. Ora finalmente sei riuscita a mettere in piedi un progetto importante a cui hai lavorato molto e prima di tutto vorrei capire cosa ti ha spinto.
“L’importanza della comunicazione tra questi bimbi e ragazzi, ormai spesso altoatesini di nascita, in quella che sarebbe la loro lingua madre. Spesso le famiglie miste con un componente ungherese non trasmettono o trasmettono poco la nostra lingua. Questo perché nella maggior parte dei casi a parlarla è il padre, che tra i genitori è quello un po’ svantaggiato nelle cure parentali e nel tempo trascorso con i bimbi. La conseguenza è che l’ungherese di fatto non è una lingua facilmente trasmessa in famiglia”

Se ne stava quindi perdendo un po’ l’importanza? Non esisteva un problema nel parlare con i nonni o comunque nel comprendere le conversazioni tra i parenti lontani?
“Questa è stato la molla che ci ha spinto, se vogliamo è il problema più apparente. In realtà non comprendere la lingua dei propri genitori sottintende il non comprendere una parte di te”

A settembre ti metti in testa di partire con questo progetto e ora mi dici che già 38 bambini hanno potuto partire con le lezioni, rigorosamente online. Che tipologia di allievi sono?
“Abbiamo bambini dall’età prescolare in poi. Alcuni parlano un po’ di ungherese altri ancora per nulla. Alcuni sono già scolarizzati, anche se in altre lingue naturalmente, altri sono ancora alla scuola dell’infanzia. Appartengono alle tre etnie dell’Alto Adige anche se la maggior parte proviene dal gruppo linguistico tedesco. Per quel che riguarda il numero di iscritti potremmo tranquillamente raddoppiarlo o triplicarlo se avessimo i mezzi necessari”

Stiamo parlando di bambini che già spesso si trovano a doversi muovere tra due o più lingue, in special modo per gli iscritti delle valli ladine.
“Questo è vero ed è assolutamente un vantaggio. La nostra comunità negli Stati Uniti ad esempio non può contare su ragazzi che già hanno maturato un’elasticità mentale dal punto di vista linguistico, mentre noi insegniamo una lingua a bambini e ragazzi che già magari sono abituati a destreggiarsi con altre due o addirittura tre, magari quatto lingue diverse, tra quelle parlate in famiglia e a scuola”

La scuola com’è strutturata?
“Abbiamo gruppi piccolissimi, omogenei per età e per background linguistico. Addirittura in alcuni casi è prevista la lezione frontale allievo-maestro, perché le situazioni sono molto diverse le une dalle altre”

Che reazione potete registrare nei genitori?
“Soprattutto una grandissima emozione. Molti di loro avevano quasi rinunciato a trasmettere la madrelingua ai loro figli e ora si sono resi conto invece di quanto sia bello ed importante. Ci mandano video per dimostrare quanto anche i bimbi stessi ci tengano alle lezioni, ai compiti assegnati, a parlare in casa una lingua che ora riconoscono come condivisa da altri bambini come loro. Oppure viceversa capita che la considerino una lingua quasi segreta con cui comunicare con mamma e fratellini. Tanto del successo che stiamo ottenendo deriva da una accuratissima scelta degli insegnanti naturalmente”

Come vi aiutano le istituzioni in questa bella ed importante iniziativa?

“Posso dire mai abbastanza. Gran parte dei finanziamenti ci arrivano in realtà dall’Ungheria, qualcosa dal Comune di Bolzano. Ci auguriamo nel prossimo futuro di riuscire a far comprendere che l’insegnamento della lingua è una ricchezza irrinunciabile, specialmente nella nostra piccola terra altoatesina. Che stiamo parlando di cultura e non ci sono parole abbastanza grandi per definirne la potenzialità”

Felice di aver nuovamente incontrato Melinda mi auguro di poter presto, veramente presto , partecipare dal vivo ad uno degli eventi di questa fantastica comunità ungherese, che da poco ho scoperto ma che già ammiro e non vedo l’ora di conoscere meglio.

Linda Baldessarini
Foto Kindl