Bolzano, saluta il comandante Carenza: “L’omicidio Neumair risolto grazie ad una nostra intuizione”

BOLZANO. Tempesta di Vaia, pandemia e omicidio Neumair. Basta questo trittico per comprendere come il triennio di Cristiano Carenza da comandante provinciale dei carabinieri non sia stato dei più semplici. In questi giorni saluterà un ruolo che ha amato moltissimo per svolgere le mansioni di capo di Stato maggiore della Legione Trentino Alto Adige mentre al suo posto è atteso Raffaele Rivola, ex ufficiale di collegamento ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti. E’ il momento per concedersi una chiacchierata sul lavoro svolto su più fronti e sulle sfide attuali e future della sicurezza in Alto Adige.

Il duplice omicidio dei coniugi Neumair vi ha portato su una ribalta nazionale caotica e complicata. E’ stato difficile gestirne le indagini?

“C’è stata una fortissima pressione mediatica. Talvolta anche oltre certi limiti che ha condotto ad un irrigidimento complessivo. La procura della Repubblica è stata brava a coordinare una situazione delicata con un sospettato che non aveva alcun precedente e la cui posizione, fino ad evidenza contraria, andava tutelata. Bisognava, inoltre, calmare una popolazione che giustamente si preoccupava. Mi piace ricordare, però, un aspetto che ogni tanto si scorda”

Quale?
“E’ stata l’intuizione lodevole di uno dei nostri uomini a rappresentare la svolta più importante per il caso. Scorgere la macchiolina di sangue sul ponte in prossimità del Safety Park è stato determinante”

Rimaneva, però, da trovare i corpi…

“Siamo stati bravi anche in quel casoi. Abbiamo smosso davvero tutto quello che potevamo smuovere. Satelliti, geolocalizzazioni, professionisti di alto livello delle ricerche via terra e via acqua da varie parti d’Italia e d’Europa. Trovare i corpi era essenziale perché rappresentava la conferma dell’architrave dell’indagine che avevamo ipotizzato da subito. La confessione di Benno Neumair, poi, è arrivata cronologicamente dopo il ritrovamento del corpo di Laura Perselli”

L’altra enorme sfida che ha dovuto gestire è stata la pandemia da Sars Cov 2.

“Qualcosa di storicamente mai affrontato. Un banco di prova per tutti noi molto difficile ma che ci ha anche permesso di crescere. Siamo stati molto colpiti oltretutto”

Intende come numero di infezioni interne all’Arma?

“Sì”

In quale misura?

“Su tutto il territorio provinciale direi un 20% del personale. Purtroppo i tanti contatti con la popolazione, anche legati al turismo, ci hanno esposto in modo considerevole. In un momento estremamente critico per i controlli e il supporto alla protezione civile abbiamo dovuto fare fronte a difficoltà organizzative. Per la prima volta abbiamo istituito una stazione volante capace di muoversi tra le realtà più piccole che potevano rimanere scoperte per l’assenza di uomini. Siamo stati addirittura costretti a chiudere alcuni reparti per infezioni o personale a rischio ma abbiamo garantito sempre il servizio, talvolta modulandolo ancora di più verso le esigenze della popolazione. Ricordiamoci che è stata chiusa la Val Gardena come una piccola Codogno con controlli mirati agli accessi. Qualcosa che persino in guerra è difficile immaginare. Ci siamo stati anche lì cercando di rassicurare”

Sono diminuiti i reati durante i lockdown?

“Sì, certo. Abbiamo però registrato un incremento delle truffe informatiche e dei maltrattamenti in famiglia. I motivi, ovviamente, sono legati all’esplosione di attività sul web e alle convivenze forzate”

L’umore dei cittadini verso i controlli è stato mutevole…

“Inizialmente c’era paura ed erano più tolleranti poi è emerso un certo malcontento che continua ancora oggi. Abbiamo cercato di mantenere anche noi sempre un livello di tolleranza accettabile anche a fronte di un incremento di legiferazione molto consistente e tenendo presente delle difformità sul territorio. Anche legate alla densità di popolazione. Non è finita: ora tra gli obiettivi immediati  c’è il rafforzamento dei controlli sui Green Pass nei locali. E’ uno strumento di prevenzione prezioso”

Eppure sui social dicono che non seguite più i veri criminali per controllare i certificati…

“Non è così. Non vengono mai distratti uomini da reati gravi per spostarli sui controlli e le pattuglie sono sempre passibili di essere traslate a fronte di emergenze. Lo spaccio, le rapine, le violenze e affini non vengono mai messi in secondo piano. Semmai si può spiegare che questi controlli possono limitare il lavoro di prevenzione sui furti in abitazione. In questo specifico settore le risorse vanno gestite”

Vale anche per i controlli notturni in piazza Erbe?
“Sì perché se controlliamo che non ci sia chiasso, musica e schiamazzi non siamo ad operare giri di prevenzione. Anche in questo caso, tuttavia, non vengono distratti uomini dai reati più pesanti”

A proposito di droga: i consumi altoatesini paiono sempre alti…

“Ci sono stati studi sulle acque reflue che hanno dato questo genere di risultati. Sicuramente sulla piazza bolzanina, purtroppo, le sostanze stupefacenti sono utilizzate e lo spaccio segue delle linee organizzative di massima che possano soddisfare un mercato che esiste”

Quali sono queste linee?

“I cittadini gambiani agiscono ad un livello base trattando le droghe più leggere mentre i cittadini nigeriani sono più organizzati e agiscono su stupefacenti più pesanti”

I tentacoli della mafia nigeriana arrivano fino a qui?

“Più che altro riscontriamo una organizzazione robusta in clan dove non puoi cambiare sponda facilmente. Hanno controllo su uomini e territorio e rispondono, chiaramente, ad una struttura piuttosto gerarchica. A Bolzano abbiamo personale specializzato che si occupa specificatamente di studiare ogni singolo dettaglio identificativo: dai tagli dei capelli ai tatuaggi passando per gli amuleti. Siamo attenti ad ogni particolare per ricostruire tutti i possibili rapporti. Va anche detto che non è sempre facile ottenere provvedimenti drastici con Paesi come la Nigeria dove non esistono accordi bilaterali particolarmente dettagliati”

Come si sono organizzati durante la pandemia?

“Lo spaccio non si è fermato. Alcuni hanno optato per consegne a casa attraverso il dark web e corrieri di vario tipo. Altri hanno deciso di utilizzare taxi, spesso guidati da tassisti pagati, per muoversi direttamente dal rifornitore fino alla piazza di spaccio. Ne abbiamo fermati diversi con questo schema. D’altronde se c’è consumo c’è mercato e dobbiamo lavorare anche sulla cultura”

Come?

“Nelle scuole, per esempio. Non solo con i controlli a tappeto ma anche semplicemente confrontandoci con i giovani mostrando loro, per esempio, quanto sia efficace un cane antidroga. Lo abbiamo fatto davvero tante volte sfruttando ogni occasione. Attenzione anche alle droghe ancora sconosciute”

Sono tante?

“Ogni tanto registriamo un campanello d’allarme. La possibilità di contare sul laboratorio specializzato di Laives che serve tutte le forze dell’ordine ci consente di avere un quadro sempre aggiornato su quantità, qualità ma anche comparsa di sostanze che prima non conoscevamo. E’ un monitoraggio minuzioso, di qualità e sempre vigile”

Ultimamente preoccupano le rapine improvvise, spesso con i coltelli.

“Sì, è un fenomeno che controlliamo. Spesso si tratta di ragazzi di seconda generazione migratoria che si rendono protagonisti di questi episodi. Non possiamo dire che a Bolzano o in Alto Adige ci siano delle gang organizzate ma degli embrioni cui prestare massima attenzione sì”

Nel triennio del suo comando c’è stata anche la tristezza dei femminicidi…

“Sì. Il codice rosso però sta aiutando molto rendendo più celeri le procedure sia dell’Autorità Giudiziaria sia delle forze di polizia. Ci ha aiutati. Credo siano molto preziose anche le stanze allestite appositamente per le donne da tutelare a Brunico e a Merano in collaborazione con Soroptimist. Ci sono sedie, giochi e mobili Ikea. Rasserena. Spiace ovviamente per le tragedie ma siamo riusciti ad individuare sempre i colpevoli assicurandoli alla giustizia”

Come sta andando la formazione dei marescialli bilingui?
“Sta facendo la differenza. Possiamo dire che l’80% degli operativi conosce la lingua tedesca. Certo, parliamo di gradualità diverse di dimestichezza con l’idioma ma ritengo sia un risultato molto positivo che è stato anche di molto aiuto nelle procedure di riassetto e riadattamento durante la pandemia”

C’è altro di cui è particolarmente soddisfatto?

“Sì, dei pattugliamenti in sinergia con le forze dell’ordine del Cantone dei Grigioni in Svizzera. E’ una collaborazione fattiva e molto concreta che ci permette di avere una visione ed un’operatività transnazionale. Io ho una visione europea e sono anche convinto che molti dei reati che dobbiamo contrastare travalichino i confini. Noi ne abbiamo avuto prova con la banda dei bancomat o con i gruppi di cittadini albanesi che arrivava in Alto Adige per raid consecutivi di quindici giorni di furti in abitazione. Tutti loro colpivano e poi scappavano all’estero. Abbiamo aiutato, con i nostri arresti, anche altri Paesi come Belgio o la Francia”

Cosa le resta, in conclusione, di questo incarico?

“E’ il più bello che si possa ricoprire perché permette di essere costantemente in contatto con la gente costruendo splendidi rapporti di collaborazione con le istituzioni. Tutto in un territorio che amo profondamente e che continuerò ad amare nella mia nuova veste che avrà anche compiti amministrativi ed infrastrutturali. E’ stato un periodo con sfide difficili ma anche soddisfazioni che mi porterò dentro”

Alan Conti