Bolzano, parla il cinofilo forense: “Cani anti Covid? Scientificamente improbabile”

Marcello Rendine

BOLZANO. La notizia di alcuni cani addestrati a Bolzano per scovare i pazienti affetti da Covid ha fatto il giro d’Italia. Portare gli amici quattro zampe nelle scuole all’interno di un progetto da 150.000 euro finanziato dall’Azienda Sanitaria altoatesina ha acceso ancora di più la discussione. E le perplessità. Nei primi tre giorni, inoltre, Asl e Provincia hanno emesso bollettini regolari sull’attività dei cani (con un’affidabilità dello 0% e 15 segnalazioni su 15 non confermate poi dai tamponi rapidi). Da qualche giorno è calato il silenzio. L’assessore provinciale competente Thomas Widmann ha riferito in consiglio provinciale di essere pronto a snocciolare tutti i dati non appena in suo possesso. Al momento nulla è stato presentato.

Siamo stati contattati, tuttavia, dal dottor Marcello Rendine. Nel campo dell’addestramento dei cani parliamo di una assoluta eccellenza italiana che gode di ampissimo credito anche in Europa e negli Stati Uniti. Un luminare che ha studiato l’olfatto dei cani per 20 anni (dirigendo prestigiosi progetti di ricerca universitaria e scrivendo numerose pubblicazioni scientifiche) e che si occupa di cinotecnica forense all’Università degli Studi di Foggia. E’ lui, per esempio, che ha formato un team soccorritori cinofili della Brk in Germania. Per il nostro Paese una delle più influenti personalità scientifiche nel settore. A lui si è rivolta la protezione civile nazionale proprio per valutare la possibile formazione di cani anti Covid e con lui analizziamo questo progetto altoatesino (e non solo).

Cosa pensa di questa opportunità?
“Non voglio risultare subito brutale ma credo che formare dei cani per riconoscere persone positive al Covid sia, al momento, semplicemente un’impresa ardua. E questo non già per incapacità dei nostri amici a quattro zampe ma semplicemente perché – ad oggi – non abbiamo ancora nessun protocollo addestrativo che abbia un crisma scientifico”

Ha seguito il progetto altoatesino?
“Certo. Mi ha colpito fosse finanziato con 150.000 euro dall’Azienda Sanitaria e che i cani siano addirittura stati impiegati per un test sperimentale nelle scuole. Mi preme, tuttavia, precisare che non sono qui a dare giudizi politici, né tantomeno etici; ma, per il mio lavoro di ricercatore, addestratore e conduttore di unità cinofile, sono abituato – e forse anche obbligato – a mere considerazioni scientifiche. Alcuni giorni fa mi hanno segnalato anche un team pronto ad entrare in azione all’aeroporto di Cuneo; così come associazioni cinofile che si propongono per addestrare cani di privati a riconoscere il virus. A pagamento, ovviamente. Ebbene, tutto questo mi indigna. Considerando, infatti, lo “stato dell’arte” mi sento di dire solo che siamo di fronte ad una forte e becera speculazione su un tema così delicato e – al momento – privo di certezze per l’intera comunità scientifica”.

Cosa si dice nel mondo accademico?

“E’ chiaro che in questa particolare fase storica il mondo della ricerca ha lo sguardo proteso verso “altri lidi”. Ma, ciononostante, le racconto che alcuni colleghi della Florida International University mi hanno contattato per chiedermi cosa diavolo stesse succedendo in Italia. Sono sopresi di come si possa anche solo immaginare di affrontare un addestramento così complesso in questo modo così superficiale e fatto di grandi proclami”

Entriamo nello specifico.

“Volentieri…”

Da dove nasce questa idea dell’addestramento?

“Ritengo che la matrice di questa idea sia da ricercare nella comune volontà di contribuire a mettere all’angolo questo terribile virus e la sua diffusione. Ma la prima associazione a parlarne temporalmente è stata la britannica Medical Detection Dogs che da anni si occupa di formare unità cinofile in grado di segnalare la presenza di alcune malattie nell’essere umano. Era marzo. Attenzione, nulla da eccepire perché semplicemente spiegava come ritenesse possibile che le persone positive al Covid avessero un odore unico per il cane. Alla luce di quello manifestava la volontà di mettere al lavoro i propri esperti per capirne le possibili applicazioni. Tanto è bastato per dare la stura ad una ridda italiana di esperti che raccontavano di aver trovato una nuova frontiera per i test. Niente di più forzato, niente di più falso. Non solo, badiamo bene, in Italia perché in Austria il ministro della Difesa Klaudia Tanner rassicurava tutti che entro fine luglio avrebbe presentato un pastore belga addestrato al centro militare di Kasersteinbruch per essere a tutti gli effetti un tracker da Covid 19 a disposizione di tutti”



Impossibile?
“Non ho detto questo. I nostri amici a quattro zampe sono dotati di un fiuto meraviglioso. E’ risaputo. Così come è risaputo che siano abilissimi nell’individuare target olfattivi precisi se adeguatamente addestrati. Nei miei lunghi anni di studi e di ricerche, oltre che di lavoro sul campo, ne sono rimasto sempre incantato. Ho imparato dai cani e dal loro olfatto molto più di quanto potessi mai sperare. Ed è proprio grazie a queste sorprendenti potenzialità che anni fa coniai – quasi come un tributo – l’espressione dispositivo biologico specializzato”

Che significa?

“Che, come qualsiasi dispositivo, l’olfatto del cane necessita di parametri scientificamente elaborati per impostarlo. Banalizzo: una sorta di software di programmazione basato su rigide evidenze scientifiche. Ebbene questi parametri vanno impostati sull’animale seguendo un protocollo che sia scientificamente sicuro e provato”

Come si costruisce questo protocollo?

“Il primo step non può che avvenire in laboratorio, lontano appunto dai cani. Occorre analizzare i campioni di nostro interesse con la tecnica di indagine analitica della gascromatografia accoppiata alla spettrometria di massa (GC-MS) per identificare i più svariati analiti presenti in matrici complesse, quali quelle del SARS-CoV-2. I risultati di questa indagine, grazie ad un particolarissimo software, consentono all’analista di individuare attentamente gli elementi volatili che possano elicitare l’interesse olfattivo del cane (VOCs). Purtroppo, prima di procedere con questa tecnica di indagine in laboratorio, si rende indispensabile disporre di campioni da analizzare. E, per avere un crisma di attendibilità scientifica, i campioni devono essere in numero assai cospicuo. Ma qui stiamo parlando di esseri umani e di salute pubblica. E, quindi, i campioni in questione per essere prelevati richiedono una preventiva autorizzazione del Comitato Etico (CE), così come previsto dalla direttiva 2001/20/CE del Parlamento Europeo”

E’ così difficile ottenerli?

“Ma no, non ho detto che sia impossibile. Ad oggi, tuttavia, certamente la procedura per ottenerli non è stata attivata in nessun Stato e da nessun Ente o Organizzazione in merito all’impiego di unità cinofile da impiegare per l’individuazione di soggetti affetti da Covid-19”

E’ possibile eludere questo passaggio?
“Viviamo certamente in un’epoca storica che tende ad eludere qualsivoglia ostacolo per semplificare il raggiungimento del proprio personale obiettivo. Ma, nel caso di specie, qualcuno dovrebbe pur spiegarci dove e come sono stati reclutati i volontari affetti da Covid, quelli certamente sani e che abbiano sviluppato un titolo anticorpale importante. Così come resterebbe, comunque, da capire quale gas-carrier abbiano utilizzato nell’uso del GC-MS. Infatti, la scelta del gas-carrier (supporto utilizzato per l’analisi dell’odore) nell’utilizzo della GC-MS è critica poiché lo spettrometro di massa è molto sensibile a impurità di idrocarburi, ossigeno e acqua. Solo per dirne alcune delle evidenti e problematiche criticità. Anche se mi chiedo se in realtà qualcuno abbia utilizzato la tecnica metodologica della spettrometria di massa.”

Cerchiamo di rendere comprensibile gli effetti di questo passaggio anche ai meno tecnici…

“Mi rendo conto che questi termini possono risultare alquanto incomprensibili ai non addetti ai lavori. Ma tengo a spiegare che trattasi di irrinunciabili steps operativi che richiedono tempi di lavoro non inferiori ad un anno. E, a questo punto, saremmo ancora chiusi in laboratorio. Senza i nostri amati cani. Inoltre, e solo dopo, occorre testare le capacità del cane in termini non solo di sensitivity, ma anche di specificity e di accuracy”

Spieghiamo anche questi termini.

“La sensitivity è la capacità acquisita e registrata nella prima fase di addestramento di distinguere e segnalare la presenza dell’odore target rispetto alla sua assenza.  Con il termine specificity si indica, invece, la capacità acquisita e registrata di segnalare la presenza dell’odore target rispetto ad altri odori con una struttura di VOCs molto simile al campione di nostro interesse. Si inseriscono nella procedura di training i c.d. confounding factors proprio per abituare il cane a segnalare solo ed esclusivamente l’odore target e nulla di simile. Infine, con il termine accuracy si va a verificare e registrare la capacità del cane di riconoscere e segnalare l’odore target in “diluizioni” sempre crescenti. Nel caso de quo una differente carica virale potrebbe (?) dar luogo a differenti concentrazioni dell’odore. Per condurre in porto un tale protocollo formativo servono non meno di diciotto mesi”



Cosa sostiene la letteratura internazionale su questo tema?

“Sono in quotidiano e costante contatto con il mondo della ricerca ed ho trovato un primo riscontro in un articolo scientifico dal titolo “Detection dogs as a help in the detection of COVID-19: Can the dog alert on COVID-19 positive persons by sniffing axillary sweat samples? Proof-of-concept study” pubblicato nello scorso mese di giugno. L’autore, professor Dominique Grandjean dell’École Nationale Vétérinaire d’Alfort di Parigi, ci racconta di aver utilizzato un totale di 198 campioni di sudore prelevati sotto le ascelle di pazienti Covid-19 da diversi ospedali, e di averli affiancati ad analoghi campioni prelevati da persone non Covid-19. Ebbene, al momento il professor Dominique Grandjean ci dice solo che – in scienza e coscienza – l’odore è per i cani differente. Aggiungendo che la strada è davvero lunga per poter definire una certezza scientifica nell’impiego di cani tracker per il Covid-19. Nello scorso mese di luglio ho avuto la possibilità di leggere lo studio avviato dal dottor Abrar Ul Haq Wani della Sher-e-Kashmir University of Agricultural Sciences and Technology of Kashmir. Anche in questo studio si riconosce la possibilità di formare unità cinofile, esplicitando le difficoltà legate al campionamento dell’odore target che manifesta importanti mutazioni in un arco temporale compreso fra le due e le quattro ore. A tal proposito mi preme citare i ricercatori Theodora Hatziioannou e Paul Bieniasz della Rockfeller University di New York che hanno da pochissimo dimostrato come il SARS-CoV-2 abbia sviluppato delle mutazioni così importanti da renderlo quasi irriconoscibile, oltre che in grado di sfuggire agli anticorpi neutralizzanti in grado di riconoscere la proteina Spike del virus. Ed a questo aggiungerei ciò che ci giunge dalle cronache quotidiane: le varianti inglese e brasiliana del virus. Insomma una brutta gatta da pelare, se mi è consentito citare i gatti in un’intervista sui cani.”

A che conclusioni dobbiamo arrivare?

“Personalmente non conosco il protocollo formativo utilizzato per preparare i cani impiegati in Alto Adige. Così come non è stato reso noto l’Ente di ricerca che ha svolto gli studi propedeutici a tale formazione. Se il loro lavoro di ricerca e formazione fosse più specifico ed avanzato della letteratura scientifica internazionale sarebbe auspicabile che lo stesso venga reso pubblico per il progresso di tutti. Significherebbe dare un grande impulso alla ricerca sulle contromisure da adottare a contrasto della diffusione pandemica del Covid. Ma se così non fosse, bisogna che si faccia tutti appello a quell’etica di cui parlavo all’inizio della nostra chiacchierata. Senza aspettare che altri esprimano un giudizio a riguardo. Non procediamo “a naso” … Lasciamo che sia la scienza a creare i presupposti di un vero successo.”

Alan Conti

 

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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