Farina di grillo, può arrivare nei nostri strudel

L’Unione Europea ha dato il via libera alla produzione di alimenti con la farina di grillo. Monika Walch, presidente della categoria degli agenti di commercio Fiarc di Confesercenti molto attiva nel settore food, ne valuta le implicazioni. Anche in Alto Adige

di Alan Conti

Strudel di mele, Schuttelbrot e pizza con la farina di grillo? Per quanto possa sembrare totalmente fuori dalla nostra cultura potrebbe non essere un futuro così lontano. Il 3 gennaio è arrivata l’approvazione da parte dell’Autorità dell’Unione Europea per la sicurezza alimentare (l’Efsa) alla commercializzazione di alimenti prodotti con questi insetti. L’Efsa, che ha sede a Parma in Italia, ha definito sicura questa materia prima autorizzando, al momento, la sola società vietnamita Cricket One Ltd (che ha chiesto per prima il nullaosta) alla commercializzazione. Altre seguiranno a breve.

Un video che spiega la produzione della farina di grillo

“Perché no?”

Porte aperte, dunque, al suo uso in cucina e al suo sbarco tra le peculiarità altoatesine è già possibile. Ne parliamo con la rappresentante degli agenti di commercio in Confesercenti Monika Walch che coltiva ampi e continui contatti nel settore food del nostro territorio. “Perché no? Il gusto della farina di grillo è ottimo, con un leggero richiamo alla nocciola che si sposa bene con molti ingredienti, anche dei piatti più tradizionali. In più è molto nutriente, con oltre 65% di proteine complete, composte da tutti i nove amminoacidi essenziali. Tutto con meno grassi saturi e colesterolo rispetto ad altri cibi”. Fatta la tara al rifiuto culturale (aspetto comunque non facile da affrontare) siamo al cospetto di un alimento dall’alto valore nutrizionale e molto meno impattante sull’ecosistema. “Questa farina contiene minerali vitali come calcio, fosforo, zinco e ferro, è ricca di vitamine dei gruppi C e B e ha un alto contenuto di fibre. In confronto la carne di manzo contiene metà delle proteine dei grilli che necessitano dello 0,05% di acqua rispetto a un bovino per produrre la stessa quantità di proteine. In più, un terzo delle terre del mondo è utilizzato per produrre carne di manzo, e per produrre 1 kg di manzo vengono usati 200 mq di superficie mentre per 1 kg di grilli bastano 15 mq. Nella produzione di gas serra i grilli contribuiscono solamente con l’1% mentre le industrie delle carni sono la seconda causa mondiale dell’inquinamento atmosferico”.

Monika Walch, presidente della categoria Fiarc

Un settore dalle grandi prospettive economiche

Gli insetti sono spesso associati a diete africane o asiatiche dove la loro presenza nelle abitudini alimentari non è insolita. Anche il mercato europeo, tuttavia, si sta sempre più interessando non fosse altro per il corposo volume d’affari che promette. Le stime di mercato, infatti, sono di una crescita costante del settore molto significativa. “Sta facendo la fila presso la commissione Ue anche la Fair Insects BV consociata di Protix” continua Walch. “Si tratta di un produttore e fornitore multinazionale di insetti per l’alimentazione animale che intende proporsi anche sul mercato dell’alimentazione umana. La società gestisce la più grande fabbrica di insetti del mondo a Bergen op Zoom nei Paesi Bassi. La filiera italiana, invece, è rappresentata dalla Italian Cricket Farm in provincia di Torino”. Qui vengono prodotti 70 chili di farina di grillo al giorno oltre a 400.000 insetti per l’allevamento quotidiano.

Un test sulla farina di grillo

Qual è la lavorazione per ottenere la farina negli allevamenti?

Gli italiani, in ogni caso, rimangono scettici come conferma il sondaggio di Coldiretti che vede nel 54% dei connazionali un sostanziale rifiuto e solo nel 24% un’apertura interessata. La diffidenza è dettata (anche) dalla poca conoscenza di un animale che, a livello scientifico, è precisamente l’Acheta Domestcus. Il suo ciclo di vita è di massimo un anno mangiando sostanzialmente frutta e verdura quindi l’impatto etologico degli allevamenti sarebbe ridotto. Se vogliamo la violazione maggiore sarebbe quella legata alla vita solitaria del grillo in natura che, negli allevamenti, risulterebbe piegata all’esistenza in comunità. Come si ottiene, però, la farina da questi insetti? Seguendo una procedura precisa. Prima di tutto gli insetti vanno lasciati a digiuno per almeno 24 ore portando l’intestino allo svuotamento poi si procede all’uccisione tramite congelamento. A quel punto si effettuano un lavaggio, un trattamento termico, l’essicazione, l’estrazione dell’olio e, infine, la macinazione. Le applicazioni di questa farina (che potrebbe avere ripercussioni allergiche simili a quella dei crostacei) sono poi molteplici e numerose: dal pane alla pasta passando per biscotti, patatine, sostitutivi della carne, minestre e persino la birra. Tra qualche anno brinderemo ai grilli?

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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