Le cellule staminali per contrastare la displasia nei cani: “Una strada innovativa”

Le cellule staminali possono rappresentare una soluzione innovativa nella gestione della displasia dei cani. Tra i primi in Italia a percorrere questa strada la clinica veterinaria “Città di Bolzano”

Le cellule staminali come nuova frontiera nella cura della displasia. Certo, nulla che possa sostituire la chirurgia ma una valida alternativa laddove la sala operatoria non possa risolvere le situazioni. Un percorso innovativo che in Italia stanno iniziando ad attuare alcune cliniche più all’avanguardia. Tra queste anche la “Città di Bolzano” in via Resia. L’altro giorno, infatti, il cane Spike di 12 anni è stato sottoposto ad un trattamento di questo tipo grazie al lavoro del team coordinato dal dottor Tomaso Piaia.

Il dottor Tomaso Piaia racconta la displasia

IL QUADRO DI SPIKE

“Purtroppo Spike soffre di una displasia ai gomiti che non riusciamo a contrastare con i metodi tradizionali e non risponde bene nemmeno al percorso fisioterapico. Ha anche avuto delle ernie discali importanti quindi si tratta di un paziente che necessita di particolari attenzioni. Abbiamo scelto, quindi, di seguire la strada innovativa utilizzando delle cellule eterologhe elaborate dall’Università di Bologna che saranno impiantate nel cane dopo il lavaggio articolare in intervento. Una tecnica che permette di rallentare sensibilmente il processo di deterioramento delle articolazioni aiutando l’animale ad avere una migliore qualità della vita. Il tutto in stretta sinergia con la fisioterapista che segue passo passo il paziente. Fondamentale anche il supporto che abbiamo avuto dalla dottoressa Mirella Lopedote. Si tratta di un approccio sicuramente all’avanguardia in Italia che va perseguito pur trattandosi, chiaramente, di una terapia sostanzialmente conservativa”.

Le cellule staminali arrivate in clinica da Bologna

LE PROSPETTIVE DELL’INNOVAZIONE PER LE CELLULE STAMINALI

Le prospettive delle cellule staminali, dunque, sono molteplici anche in veterinaria. “Assolutamente sì – conferma Piaia – e già oggi è possibile procedere con prelievi in esemplari giovani per congelare e conservare il materiale genetico. In futuro le stesse cellule possono tornare utili per aiutare la rigenerazione della cartilagine e risolvere così anche situazioni davvero compromesse. La ricerca e l’applicazione possono portare a nuove importanti conquiste.

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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